“La teoria dei 70.000 anni” formulata dal critico d’arte e saggista Paolo Battaglia La Terra Borgese sostiene che la critica artistica non sia una disciplina moderna, bensì un’attitudine umana primordiale nata in coincidenza con l’arte stessa, circa 70.000 anni fa
Da diverso tempo ormai si discute sulla vera origine della critica artistica. A sollevare il dibattito con severo dissenso è stata la vertenza censoria del critico d’arte Paolo Battaglia La Terra Borgese, con la facondia che da sempre lo contraddistingue.
La tesi centrale della sua oramai propagata questione de “La teoria dei 70.000 anni” tra gli ambienti accademici e della cultura in generale, sposta il focus storiografico e filosofico per ridefinire i confini della “critica artistica” attraverso sollecitudine filologica e concetti chiave ben precisi.
Scopriremo quindi ora come quanto teorizzato da Battaglia La Terra Borgese si collega alla definizione di critica artistica. E vedremo pure quali sono i pilastri de “La Teoria dei 70.000 anni” e perché questi sono determinanti per la ragionevolezza storica.
Partiamo col chiarire che, distanziandosi nettamente dai vecchi schemi accademici, i punti di contatto chiave fra la cronologia dei 70.000 anni e la definizione formale del Critico si sviluppano su quattro direttrici essenziali.
I QUATTRO PILASTRI DE “LA TEORIA DEI 70.000 ANNI”
- Attitudine primordiale. L’atto critico non nasce con le accademie moderne o con i testi scritti, ma è una tendenza biologica e istintiva della specie umana.
- Scelta estetica conscia. La critica ha inizio nel momento esatto in cui l’essere umano primitivo ha cominciato a operare scelte estetiche, distinguendo un segno da un altro e attribuendo un valore o un significato a una forma.
- L’artista come primo critico. Secondo la visione di Paolo Battaglia La Terra Borgese, l’artista stesso è il primo critico di se stesso. Nel momento in cui valuta come modificare o finalizzare la propria opera, esercita un’azione critica fondamentale.
- Il concetto di “Arte del fare”. L’atto si radica nella téchne greca (saper fare) e nell’ars latina (produrre). L’uomo antico decifra e manipola i fenomeni naturali per dare forma, ordine e significato alla propria esperienza.
In sintesi, la teoria retrodata la nascita della critica artistica per sottrarla alla concezione di semplice esercizio letterario moderno, elevandola a una vera e propria necessità antropologica legata alla sopravvivenza intellettuale ed espressiva della specie.
“La teoria dei 70.000 anni” si lega infatti alla definizione di critica artistica formulata da Paolo Battaglia La Terra Borgese ridefinendola come una vera e propria «Scienza dell’Arte» dotata di una funzione sociale ed educativa fondamentale, distanziandosi nettamente dai vecchi schemi accademici.
LA CRITICA COME “SCIENZA DELL’ARTE” IN DUE PUNTI
- Basi scientifiche e conoscitive. Per Battaglia La Terra Borgese, se un’opera non si fonda su solide basi conoscitive primordiali e se la critica non segue criteri rigorosi, non si può parlare di vera arte.
- Il metodo razionale. Collegandosi all’origine primordiale, la critica artistica viene definita da Paolo Battaglia La Terra Borgese come la “Scienza dell’Arte”. Al pari del metodo sperimentale galileiano, deve connettere costantemente l’indagine empirica sull’opera a ipotesi e ragionamenti logici, ripudiando le «fumisterie» e i giudizi puramente astratti.
DEMOCRATIZZAZIONE CULTURALE E RIVOLUZIONE COGNITIVA
Poiché l’attitudine critica, cioè la rivoluzione cognitiva con la quale l’animale uomo supera le altre specie, è antica quanto l’homo sapiens (300.000 e 200.000 anni fa), il critico moderno ha semplicemente il dovere di servire da introduzione alle arti figurative apparse a partire da 70.000 anni fa.
Una questione viva che tocca il nucleo della democrazia culturale: la fiducia tra i cittadini e i critici d’arte.
Nelle sue svariate analisi Paolo Battaglia La Terra Borgese non perde mai infatti di ribadire che il ruolo del critico è agevolare la comprensione – dal primo disegno della storia ai successivi capolavori – per coloro che non possiedono una conoscenza approfondita o accademica della storia dell’arte, elevando le possibilità morali e intellettuali della persona, con l’obiettivo di democratizzare la cultura.
UN INCISO: L’INSUSSISTENZA DI UNA “CRITICA DI GENERE”
Si ritiene sia utile qui precisare che rifiutando categoricamente l’espressione “critica d’arte” a favore di “critica artistica”, Battaglia La Terra Borgese solleva pure una controversia squisitamente linguistica e concettuale. Sostiene che il termine tradizionale generi un equivoco semantico, potendo indicare la donna che esercita la professione, mentre la disciplina richiede una definizione neutra, universale e legata all’atto oggettivo della riflessione estetica.
LA NECESSITÀ DI UN’ETICA E SPIRITUALITÀ CIVILE
Contro la visione della critica come mero esercizio intellettuale o estetico fine a se stesso, Battaglia La Terra Borgese solleva la necessità di riportare il pensiero critico al centro di una riflessione etica, spirituale e civile. E – se pur non necessariamente a tale scopo – comunque, secondo il Critico, non di può fare a meno di partire dall’inizio: 70.000 anni fa, dalle prime espressioni visive e simboliche dell’umanità, anche se questo approccio militante infastidisce i settori del formalismo puro, poiché attribuisce alla valutazione di un’opera una responsabilità morale diretta verso il progresso della società.
LA DEMISTIFICAZIONE DEL LINGUAGGIO
Per smantellare il meccanismo della “critica finta”, o assurda, e arginare le distorsioni del mercato dell’arte contemporaneo, Battaglia La Terra Borgese – in chiave filologica col Paleolitico Medio (70.000 anni fa)- propone una strategia radicale fondata sulla demistificazione del linguaggio, sul rigore del metodo scientifico e sul recupero della funzione etica del critico, quindi una funzione non limitata a delineare soltanto le capacità tecniche espresse dal pittore, dallo scultore o dall’architetto, ma che sia rappresentativa di una linea di demarcazione netta fra la fisiologia della critica artistica e la patologia imbonitrice.
CONCLUSIONE
Nel legame inscindibile con la scienza “La teoria dei 70.000 anni” si inserisce in una più ampia visione del critico, sintetizzabile nel suo celebre assunto “Se non è scienza, non può essere Arte”. Per Battaglia La Terra Borgese, la scienza dell’Arte e l’Arte della scienza sono speculari e interconnesse, elevando il giudizio critico e la scelta artistica a dinamiche oggettive e filosofiche radicate profondamente nella storia dell’evoluzione umana.
In definitiva, ciò che emerge è che la questione non è solo tecnica o temporale, ma culturale. La tesi centrale del critico d’arte Paolo Battaglia La Terra Borgese – lette le sue analisi – evidenzia che l’atto creativo e l’atto critico sono indissociabili. Nel momento esatto in cui l’uomo preistorico ha iniziato a distinguere un segno da un altro, ad attribuire significato a una forma o a modificare la materia per comunicare, ha applicato un giudizio di valore. Di conseguenza, la critica artistica nasce come attitudine innata e simultanea alla produzione artistica, e non come un’invenzione accademica della modernità.








