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Fibromialgia, Baiera: il ruolo del movimento

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Luca Baiera in primo piano nella grafica del Giornale del Lazio dedicata a fibromialgia, movimento, sport e benessere.
Luca Baiera, laureato in Scienze Motorie con indirizzo biosanitario e Master universitario in Posturologia, protagonista del nuovo spazio del Giornale del Lazio dedicato al rapporto tra movimento, sport e benessere.

Fibromialgia, attività fisica e qualità della vita. Con Luca Baiera inauguriamo un nuovo spazio dedicato a sport e benessere, tornando su un rapporto che il Giornale del Lazio ha già affrontato attraverso le storie di chi convive con una patologia.

Di sport e malattia mi sono già occupato in passato e sono lieto di tornare sull’argomento da una prospettiva diversa. Uno degli incontri che ricordo è quello con Rachele Somaschini, pilota di rally che convive con la fibrosi cistica e che attraverso #CorrerePerUnRespiro ha unito la propria esperienza nelle competizioni a un’attività di sensibilizzazione sulla malattia. Oggi il punto di partenza è un altro e riguarda la fibromialgia: una condizione completamente diversa, che non va sovrapposta alla fibrosi cistica, ma che ci consente di continuare a interrogarci sul rapporto tra attività fisica, limiti imposti dalla malattia e qualità della vita.

Ne parliamo con Luca Baiera, laureato in Scienze Motorie con indirizzo biosanitario all’Università Pegaso e con un Master universitario in Posturologia conseguito nello stesso Ateneo. Baiera ha inoltre seguito il Master Sport & Performance ELAV di Città di Castello ed è membro della Scuola Podoposturale di Catania del professor Fabio Marino. È docente CSEN in Posturologia applicata, anche alla disciplina dell’Indoor Cycling. La sua attività comprende inoltre esperienze nell’ambito della disabilità e della psicomotricità nella scuola primaria e dell’infanzia.

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La sua esperienza comprende anche la divulgazione. Ha pubblicato “Scienza, Sport, Benessere – Pillole di un legame perfetto”, “L’Intake proteico negli sport di potenza – Nutrigenetica e Alimentazione personalizzata nello Sport” e la raccolta poetica “Occhi d’oblio, anima inquieta”. In passato ha collaborato con QDL – Quotidiano del Lazio, con il periodico “L’ECCELLENZA Oggi” e con il gruppo di lettura e condivisione online “Letture al Caminetto”. È da questo incontro che prende forma un nuovo spazio del Giornale del Lazio dedicato al movimento e al benessere, con un principio che accompagnerà gli approfondimenti: divulgare non significa formulare diagnosi o sostituire le indicazioni dei professionisti sanitari.

Dottor Baiera, partiamo dalla fibromialgia. Quali sono gli aspetti che maggiormente incidono sulla vita di chi ne soffre?

Nel suo contributo Baiera parte dal dolore cronico diffuso, al quale associa una serie di manifestazioni che possono incidere sensibilmente sulla quotidianità. Tra queste richiama l’astenia, i disturbi del sonno e una sintomatologia complessa che può avere ripercussioni anche sulla vita sociale. Proprio la molteplicità dei sintomi, osserva, rende particolarmente delicato l’inquadramento della fibromialgia.

Nel suo approfondimento attribuisce un ruolo importante al movimento. In che modo attività fisica e fibromialgia possono incontrarsi?

Baiera considera l’attività fisica uno degli strumenti da prendere in considerazione nella gestione della persona con fibromialgia. Il punto centrale del suo ragionamento non è però l’esercizio intenso, ma un movimento modulato sulle condizioni individuali. Nel testo insiste sulla necessità di evitare carichi che possano determinare un indolenzimento muscolare eccessivo nelle ore successive all’allenamento.

Perché dedica particolare attenzione all’attività svolta in acqua?

Secondo Baiera, l’acqua può offrire condizioni favorevoli allo svolgimento dell’esercizio. Nel documento fa riferimento soprattutto all’acqua calda, al rilassamento muscolare e alla possibilità di lavorare in condizioni differenti rispetto all’esercizio a terra. È una modalità che propone come possibile parte dell’attività motoria, non come alternativa alle valutazioni e alle eventuali terapie stabilite in ambito sanitario.

Questo significa che una persona con fibromialgia dovrebbe allenarsi soltanto in acqua?

No. Nel contributo viene contemplato espressamente anche il lavoro “a secco”. Baiera sottolinea però l’importanza di controllare l’intensità dell’esercizio e di affidare l’attività alla supervisione di un professionista del movimento. L’obiettivo indicato è evitare che il carico di lavoro produca un peggioramento della dolorabilità nelle ore e nei giorni successivi.

Come dovrebbe essere organizzata, secondo la sua impostazione, una seduta di attività fisica?

Baiera individua tre momenti: riscaldamento, fase centrale e defaticamento. Nel documento propone anche percentuali della frequenza cardiaca massima e una fase centrale di circa trenta minuti, prevalentemente aerobica, passando progressivamente da intensità più basse a differenti modalità di lavoro. Si tratta però di parametri presenti nel suo contributo tecnico e non di una prescrizione che possa essere applicata automaticamente a qualsiasi persona con fibromialgia: condizioni cliniche e caratteristiche individuali richiedono una valutazione specifica.

Nel suo testo compare anche il training autogeno. Che rapporto individua con l’attività fisica?

Baiera lo prende in considerazione soprattutto sotto il profilo del rilassamento. Nel suo contributo lo associa alla distensione muscolare e alla ricerca di un maggiore equilibrio psicofisico, collocandolo a supporto dell’attività motoria. Anche in questo caso è opportuno distinguere l’approccio divulgativo proposto dall’autore dalle indicazioni terapeutiche, che non possono derivare da un articolo.

Se dovessimo allora individuare un principio da cui partire quando una persona con fibromialgia vuole avvicinarsi all’attività fisica, quale sarebbe?

Dal contributo di Baiera emerge soprattutto un principio: la gradualità. L’attività fisica, nel suo approccio, deve tenere conto delle condizioni della persona e della risposta all’esercizio, evitando di trasformare indicazioni generali in programmi validi per tutti. È un aspetto particolarmente importante quando il movimento incontra una condizione complessa come la fibromialgia, perché l’obiettivo non è sfidare il dolore, ma trovare modalità e intensità compatibili con la persona.

È da qui che vogliamo partire anche con questo nuovo spazio dedicato a sport e benessere. Lo faremo affrontando di volta in volta argomenti diversi insieme a Luca Baiera, cercando di offrire ai lettori strumenti per comprendere meglio il rapporto tra movimento, attività fisica e qualità della vita. Senza ricette universali e mantenendo sempre chiaro il confine tra divulgazione, competenze motorie e valutazione sanitaria.

In passato, incontrando Rachele Somaschini e raccontando il suo #CorrerePerUnRespiro, avevamo affrontato questo rapporto attraverso l’esperienza di una pilota che convive con la fibrosi cistica. Oggi, parlando di fibromialgia, la prospettiva è diversa ma torna al centro la persona: le sue possibilità, i suoi limiti e il modo in cui il movimento può trovare spazio nella quotidianità. Sarà questo uno dei fili conduttori dei prossimi approfondimenti con Baiera: partire dalle domande che riguardano concretamente chi pratica sport, chi vorrebbe cominciare a muoversi e chi, per ragioni di salute, deve farlo con maggiore attenzione.