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Il gioiello segreto dei Medici che domina la Città del Giglio


Villa della Petraia è un tesoro mediceo immerso nel verde alle porte di Firenze, dove arte, storia e panorami sorprendenti sulla città si incontrano in un unico luogo

Villa della Petraia, sulle pendici di Monte Morello vicino a Firenze, è una delle più affascinanti Ville Medicee, Patrimonio UNESCO, celebre per i suoi giardini, le opere d’arte e la vista sulla città.Un’occasione imperdibile per visitare Firenze e mettere piede nella residenza estiva dei Medici, divenuta in seguito luogo di svago dei Lorena e perfino dei Savoia. Un viaggio tra natura, affreschi e architettura da vivere al meglio concedendosi qualche giorno nel capoluogo toscano. Per esplorare la città e raggiungere con facilità le sue meraviglie, l’FH55 Hotel Calzaiuoli, nel cuore del centro storico, e l’FH55 Grand Hotel Mediterraneo, affacciato sull’Arno e a pochi minuti dalle principali attrazioni, rappresentano il punto di partenza ideale per un soggiorno all’insegna dell’arte, della storia e della scoperta.

L’estate è il momento perfetto per godersi qualche gita fuori porta, anche nelle città d’arte dove il caldo e il sole riempiono le giornate fino a tarda sera. Oltre alle bellissime passeggiate nei centri storici e nelle piazze principali, c’è la possibilità di rifugiarsi in zone più tranquille e fresche, lontano dal traffico e circondati dal verde della natura. Questa strategia era nota anche in epoche passate, soprattutto nei dintorni di Firenze dove, con la bella stagione, le ville Medicee si preparavano ad accogliere le nobili famiglie che cercavano ristoro dal caldo estivo. In particolare, tra le più suggestive Ville Medicee della Toscana, spicca Villa della Petraia, uno dei migliori esempi di residenza suburbana voluta dalla famiglia Medici come luogo di svago e riposo lontano dalla vita cittadina. Da qui si può godere di una delle viste più belle sulla capitale del Rinascimento: situata, infatti, sulle pendici di Monte Morello, a pochi chilometri da Firenze, la villa gode di una posizione privilegiata e grazie alla sua bellezza e valore storico dal 2013 fa parte del sito seriale delle Ville e dei Giardini Medicei, inserito nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO.

L’antica dimora si distingue per la sua caratteristica torre e per la perfetta integrazione tra architettura, paesaggio circostante e il verde tutto intorno. Sul versante meridionale si sviluppa il celebre giardino all’italiana disposto su tre terrazze, che conserva ancora oggi l’impianto geometrico rinascimentale voluto da Ferdinando I de’ Medici alla fine del Cinquecento. Sul lato nord si estende invece un ampio parco romantico realizzato nell’Ottocento per volontà del granduca Leopoldo II di Lorena. Entrata a far parte dei possedimenti di Cosimo I de’ Medici nel XVI secolo, la Petraia fu profondamente trasformata dal figlio Ferdinando I, che convertì un’antica struttura di carattere medievale nel modello della classica villa di campagna toscana.

I visitatori che giungono in questo luogo rimangono affascinati dal cortile centrale: cuore dell’edificio impreziosito da importanti cicli di affreschi dedicati alle imprese di Goffredo di Buglione e ai Fasti Medicei. Durante il periodo sabaudo, il cortile venne poi temporaneamente trasformato in un elegante salone da ballo coperto da una struttura in ferro e vetro.

Con l’estinzione della dinastia medicea nel Settecento, la villa passò, infatti, ai Lorena, che governarono il Granducato di Toscana e contribuirono ad arricchirne il patrimonio artistico e paesaggistico. Dopo l’Unità d’Italia, la villa entrò invece a far parte delle residenze della Casa Savoia, diventando una delle dimore predilette di Vittorio Emanuele II e della moglie Rosa Vercellana, detta la “Bella Rosina”. A questo periodo risalgono numerose modifiche agli interni e ai giardini, molte delle quali contribuiscono ancora oggi a conferire un aspetto regale alla villa.

La Petraia custodisce inoltre importanti opere d’arte, come il gruppo bronzeo di Ercole e Anteo realizzato da Bartolomeo Ammannati e la celebre Venere Fiorenza del Giambologna, originariamente collocata a coronamento della Fontana del Labirinto nel Giardino della Villa di Castello e successivamente trasferita alla Petraia. Dal 2014 il complesso ospita anche le quattordici Lunette di Giusto Utens, straordinarie vedute delle Ville Medicee commissionate da Ferdinando I e oggi esposte nelle sale del piano terreno. Grazie alla ricchezza delle sue decorazioni, alla bellezza dei giardini e al valore storico delle sue collezioni, Villa della Petraia rappresenta una delle testimonianze più significative della grande stagione delle residenze medicee e una meta imprescindibile per chi desidera scoprire il patrimonio artistico e culturale della Toscana. È visitabile a pagamento con diverse tipologie di biglietto che includono i giardini e gli interni della villa su prenotazione di visita guidata in orari prestabiliti. Un’occasione in più per prendere qualche giorno in più di vacanza e programmare una gita a Firenze e dintorni, soggiornando nel comfort di luoghi speciali come l’FH55 Hotel Calzaiuoli e l’FH55 Grand Hotel Mediterraneo di Firenze. Fino al 1° agosto 2026, inoltre si può accedere e beneficiare della bellezza di questa struttura approfittando degli appuntamenti musicali di “Ville e Giardini incantati” con serate e produzioni dell’Orchestra della Toscana che organizza nelle ville la propria rassegna culturale estiva.

Italia. Comunità, il nuovo significato di “Lasciato Indietro” che emerge dalle notizie

Le notizie delle ultime due settimane raccontano un cambiamento: l’inclusione non riguarda più soltanto i servizi, ma la capacità delle comunità di accompagnare le persone più fragili.

Le parole cambiano lentamente. Prima compaiono in un comunicato, poi in un’intervista, quindi in una delibera, in una lettera aperta, in un progetto sociale. Quando iniziano a ripetersi in contesti molto diversi, il giornalismo ha il compito di fermarsi e chiedersi se stiano raccontando qualcosa di più profondo della semplice cronaca.

Nelle settimane comprese tra il 29 giugno e il 13 luglio 2026, la rubrica Lasciato Indietro ha analizzato decine di articoli pubblicati da testate nazionali, locali e istituzionali. L’obiettivo, come sempre, non è costruire una rassegna stampa, ma osservare se esista un filo comune che attraversa notizie apparentemente lontane tra loro.

Se nella precedente puntata il fenomeno riguardava l’accesso ai servizi pubblici – dalla sanità al welfare, passando per il lavoro e l’accessibilità – oggi emerge una sfumatura diversa. Il centro dell’attenzione non è più soltanto il servizio, ma la comunità che accompagna la persona durante un momento di difficoltà.

Il caso più evidente arriva dalla Sardegna. San Gavino Monreale.net ha raccontato il deposito di un emendamento destinato a finanziare lo scorrimento delle graduatorie del programma “Ritornare a Casa Plus”, misura rivolta alle persone non autosufficienti e alle loro famiglie. Secondo la ricostruzione pubblicata dalla testata, l’intervento metterebbe a disposizione 1 milione e 275 mila euro per consentire l’accesso al programma a 85 nuclei familiari rimasti esclusi per insufficienza di risorse. Chi desidera approfondire può consultare l’articolo “Ritornare a Casa Plus, Urpi: Nessuno deve essere lasciato indietro” pubblicato da San Gavino Monreale.net, insieme alle informazioni istituzionali disponibili sul portale del programma regionale.

Al di là dell’iniziativa politica, che dovrà completare il proprio iter prima di produrre effetti concreti, ciò che colpisce è il linguaggio utilizzato. “Nessuno deve essere lasciato indietro” non rappresenta soltanto uno slogan, ma viene associato a graduatorie, finanziamenti, assistenza domiciliare e sostegno ai caregiver. In altre parole, il concetto di inclusione assume un significato operativo, misurabile attraverso risorse, tempi e persone realmente raggiunte dai servizi.

ForlìToday, raccontando il confronto promosso dalla Regione Emilia-Romagna sul modello forlivese, introduce il tema del welfare di comunità, una formula che negli ultimi anni compare con sempre maggiore frequenza nel dibattito sulle politiche sociali. Non si parla soltanto dell’intervento del Comune o dei servizi sociali, ma della capacità di coinvolgere volontariato, associazioni, quartieri, imprese e cittadini nella costruzione di reti di sostegno. È un concetto interessante, ma che richiede attenzione. Una comunità può rafforzare il welfare pubblico, non sostituirlo. Quando si parla di salute, non autosufficienza o diritti fondamentali, la solidarietà rappresenta un valore aggiunto, non un’alternativa alle responsabilità delle istituzioni.

Anche l’estate contribuisce a spostare il baricentro del dibattito. L’attivazione anticipata del servizio SOS Caldo, raccontata da La Fune e confermata dalle comunicazioni istituzionali dedicate agli anziani fragili, nasce dalla consapevolezza che le ondate di calore colpiscono soprattutto chi vive solo, è malato o dispone di una rete familiare limitata. Ancora una volta il tema non è soltanto sanitario. È la capacità di individuare le persone più vulnerabili prima che l’emergenza diventi irreversibile.

Questo passaggio appare ancora più evidente se confrontato con quanto emerso nella precedente puntata della rubrica. Lì il fenomeno riguardava soprattutto il diritto di accedere alle cure. Oggi, invece, la domanda sembra diventare un’altra: chi accompagna le persone una volta entrate nel sistema? È una differenza importante, perché sposta l’attenzione dalla prestazione al percorso, dalla risposta immediata alla continuità dell’assistenza.

Le notizie dedicate all’accordo di programma per JSW Piombino, così come le prese di posizione della UILPA Vigili del Fuoco sulla mobilità del personale RTP e le richieste dell’UGL Sanità per il rinnovo dei contratti della sanità privata, utilizzano la stessa espressione: nessun lavoratore deve essere lasciato indietro. Le situazioni sono differenti, ma il messaggio resta identico. La trasformazione industriale, la riorganizzazione dei servizi o gli investimenti pubblici non vengono più valutati esclusivamente per gli effetti economici. Sempre più spesso il giudizio si concentra sulla capacità di accompagnare le persone durante il cambiamento.

Le iniziative raccontate da Special Olympics Italia in occasione di ExpoAid 2026, così come l’evento promosso dal Ministero della Difesa con gli atleti paralimpici, descrivono l’inclusione non come assistenza, ma come partecipazione piena alla vita sociale. Lo sport, in questo caso, diventa uno strumento attraverso cui valorizzare capacità, relazioni e autonomia. La persona non è definita dalla propria fragilità, ma dalle opportunità che la comunità è in grado di offrirle.

Naturalmente non tutte le notizie che utilizzano l’espressione “lasciato indietro” hanno lo stesso valore analitico. Alcune riguardano campagne politiche, altre eventi culturali o riferimenti simbolici. In questa rubrica sono state considerate soprattutto quelle che descrivono politiche pubbliche, servizi, interventi sociali o processi di trasformazione. È questa selezione che permette di individuare un fenomeno e non limitarsi a registrare una coincidenza lessicale.

L’impressione, osservando le ultime settimane nel loro insieme, è che il dibattito pubblico stia attraversando una seconda fase. Dopo aver riconosciuto il problema dell’accesso ai diritti, cresce l’attenzione verso ciò che accade successivamente: la continuità dell’assistenza, il sostegno durante le transizioni, la costruzione di reti capaci di evitare nuove forme di esclusione.

L’analisi delle notizie pubblicate tra la fine di giugno e la prima metà di luglio mette in evidenza un elemento ricorrente. Sanità, politiche sociali, lavoro, non autosufficienza e amministrazioni pubbliche utilizzano la stessa espressione per descrivere contesti molto diversi: “nessuno deve essere lasciato indietro”. Più che una coincidenza linguistica, sembra emergere un nuovo criterio con cui vengono presentate e valutate le politiche pubbliche: non basta annunciare un intervento, occorre dimostrare che riesca davvero a raggiungere le persone più fragili.

Le prossime settimane diranno se si tratta di una coincidenza o dell’affermarsi di un nuovo paradigma. La rubrica continuerà a osservare questo percorso confrontando cronaca, dati ufficiali e fonti istituzionali, nella convinzione che il compito del giornalismo non sia soltanto raccontare ciò che accade, ma aiutare i lettori a comprendere come e perché alcuni fenomeni inizino a emergere contemporaneamente in contesti differenti. È un approccio coerente con il giornalismo di servizio e con il ruolo di mediazione tra fatti, fonti e cittadini, fondato sulla verifica e sulla contestualizzazione delle informazioni.

Per questa puntata della rubrica Lasciato Indietro sono state analizzate oltre 40 notizie pubblicate tra il 29 giugno e il 13 luglio 2026 da testate giornalistiche nazionali e locali, portali istituzionali, enti pubblici e organizzazioni del Terzo settore. Tra le fonti consultate figurano, tra le altre, Ministero della Difesa, Special Olympics Italia, ForlìToday, San Gavino Monreale.net, La Fune, T24 Toscana, UILPA Vigili del Fuoco, Abruzzo Popolare, oltre ai portali istituzionali di Ritornare a Casa Plus ed ExpoAid 2026. Nell’articolo sono richiamate le fonti più significative, così da consentire al lettore di approfondire autonomamente i temi analizzati.

La rubrica “Lasciato Indietro” nasce dall’omonima opera di Dino Tropea e ne prosegue il percorso di riflessione, osservando come i temi dell’emarginazione, dell’inclusione e della responsabilità collettiva emergano nella cronaca italiana attraverso l’analisi delle fonti, dei dati e delle tendenze sociali.

ENSEMBLE: L’Accademia di Belle Arti di Frosinone porta in scena il futuro della moda e incanta Roma

Grande successo per l’apertura della quarta edizione del progetto promosso da Roma Capitale e Regione Lazio: la prima serata ha celebrato il talento dei giovani designer e l’eccellenza delle Accademie.

Venerdì 10 luglio 2026, nello straordinario scenario della Terrazza del Pincio, si è aperta con grande partecipazione di pubblico la quarta edizione di ENSEMBLE, il progetto promosso dall’Assessorato ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale, con il sostegno dell’Assessorato allo Sviluppo Economico, Commercio, Artigianato, Industria e Internazionalizzazione della Regione Lazio. L’iniziativa ha ribadito il suo ruolo cruciale nella valorizzazione del sistema moda romano e laziale, creando un ponte concreto tra formazione, creatività e professione.

La prima delle due serate ha visto trionfare le nuove generazioni, portando in passerella i lavori degli studenti di sette eccellenze formative. Oltre all’Accademia di Belle Arti di Frosinone, l’Accademia di Belle Arti di Roma, dell’Accademia Italiana, l’Accademia Koefia, l’Accademia del Lusso, la Maiani Accademia Moda e l’Accademia Nazionale dei Sartori. Un racconto corale e vibrante della moda contemporanea, in cui approcci progettuali differenti si sono fusi in un’unica visione all’insegna della qualità e dell’innovazione.

Mentre le ultime luci del tramonto coloravano di rosso il cielo di Roma, ad aprire le sfilate è stata l’Accademia di Belle Arti di Frosinone, che ha letteralmente conquistato i presenti dando vita e tridimensionalità al progetto Just Before. Sotto la guida di Giuseppe Iaconis, responsabile del corso di Fashion Design, la collezione ha trasformato in abiti di grande impatto visivo quel momento intangibile che precede il cambiamento. L’energia e la tensione emotiva, promesse nel concept iniziale, si sono scaricate con forza prorompente sulla passerella, rendendo tangibile al pubblico l’equilibrio instabile tra ordine e caos, memoria e innovazione.

L’audacia progettuale dei giovani designer ha strappato gli applausi delle oltre mille persone sedute ad ammirare lo show dei nuovi talenti. Le silhouette storiche dell’alta moda sono state sapientemente smontate e ricostruite: la crinolina, spogliata della sua funzione di “gabbia”, è diventata un’impalcatura architettonica contemporanea che ha permesso alla tradizione sartoriale di dialogare a viso aperto con l’estetica urbana. Un successo decretato anche dalla capacità di far convivere materiali classici, superfici sperimentali e complesse applicazioni tridimensionali.

L’impatto scenico è stato rafforzato da un sapiente uso della palette cromatica: i toni neutri che creavano un’atmosfera di attesa sospesa, sono stati squarciati da improvvise e studiate esplosioni di colore, restituendo visivamente l’istante in cui l’energia si libera, così come la creatività di questi giovani talenti.

A commentare il successo della sfilata Stefania Di Marco, Direttrice dell’Accademia di Belle Arti di Frosinone che ha dichiarato: “Siamo estremamente orgogliosi del lavoro portato in scena dai nostri studenti. Vedere la collezione ‘Just Before’ prendere vita in una cornice così suggestiva e ricevere un’accoglienza tanto calorosa ci conferma la bontà del nostro percorso didattico. Questa sera non abbiamo assistito solo a una sfilata, ma alla dimostrazione tangibile del talento e della determinazione di ragazzi che possiedono già la maturità tecnica e stilistica per affrontare le sfide del sistema moda contemporaneo.”

L’iniziativa “Ensemble” si è inserita a pieno titolo nel percorso di collaborazione promosso attraverso il Protocollo d’Intesa “Giovanni Proia” 2026-2028, sottoscritto e rinnovato dalla Camera di Commercio Frosinone Latina, dall’Azienda Speciale Informare e dall’Accademia di Belle Arti di Frosinone, con l’obiettivo di rafforzare il legame tra formazione, creatività e sistema produttivo, valorizzando i giovani talenti e sostenendo lo sviluppo del comparto della moda e del fashion design”.

Il presidente della Camera di Commercio Frosinone Latina, Giovanni Acampora, ha dichiarato come “Ensemble” abbia rappresentato perfettamente lo spirito del Protocollo “Giovanni Proia”: creare un ponte concreto tra il mondo della formazione e quello delle imprese, per offrire ai nostri giovani, importanti occasioni di crescita, confronto e visibilità, in contesti di grande prestigio. “La moda” – ha sottolineato Acampora – “è uno dei settori che meglio esprime il valore del Made in Italy e il talento delle nuove generazioni costituisce una risorsa strategica sulla quale continuare a investire. La collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Frosinone, attraverso Informare, ha confermato la volontà della Camera di Commercio di sostenere percorsi capaci di unire cultura, innovazione e sviluppo economico, contribuendo a rafforzare la competitività del territorio e delle sue eccellenze”.

Sul palco sono intervenuti Alessandro Onorato, Assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale, e Roberta Angelilli, Vicepresidente della Regione Lazio e Assessore allo Sviluppo Economico, Commercio, Artigianato, Industria e Internazionalizzazione, sottolineando all’unisono il valore strategico della filiera per il territorio.

Vogliamo valorizzare le competenze creative, perché rappresentano una risorsa strategica per la crescita e la competitività del nostro territorio. Il Lazio eredita un patrimonio di saperi, stile e manifattura legato alle grandi firme della moda: una ricchezza culturale che va custodita e tramandata, ma anche reinterpretata attraverso l’innovazione. L’incontro tra artigianato tradizionale, competenze digitali e nuove tecnologie è un modello già presente nelle accademie, negli istituti e nelle scuole d’arte. Come Regione vogliamo rafforzare questo percorso, sostenendo i laboratori, creando nuove occasioni di visibilità e favorendo lo scambio di esperienze e relazioni nei contesti internazionali. Ensemble rappresenta un’opportunità di grande prestigio per dare spazio ai talenti emergenti e accompagnarne la crescita”. Dichiara Roberta Angelilli, Vicepresidente e Assessore allo Sviluppo economico, Commercio, Artigianato, Industria e Internazionalizzazione della Regione Lazio.

I giovani non sono solo il futuro, sono il presente. E vanno valorizzati con azioni concrete. Per questo per il quarto anno, con Ensemble, ieri sera abbiamo dato l’opportunità a centinaia di ragazzi che studiano moda a Roma e nel Lazio, in 7 istituti pubblici e accademie private, di esibirsi gratuitamente in luoghi iconici. Dopo Piazza del Campidoglio e Villa Borghese, per questa edizione abbiamo scelto la terrazza del Pincio: è stato bellissimo vedere le emozioni dei ragazzi e delle loro famiglie. Non è scontato che un’Amministrazione organizzi queste iniziative per gli studenti in queste location. Unire le accademie in progetti comuni, per il bene degli studenti, è diventata una bella normalità, così si valorizzano i giovani talenti. Roma è tornata centrale nel mondo della moda e ne siamo fieri. Non è un caso, ma il frutto di un lungo lavoro. Siamo felici: gli investimenti aumentano, i numeri degli iscritti alle accademie crescono e le grandi sfilate sono tornate in città, da Valentino a Pucci, da Dior a Dolce & Gabbana, da Biagiotti a Fendi fino a Chanel, che il 2 dicembre sarà qui a Roma”, ha concluso l’Assessore Alessandro Onorato.

I protagonisti della sfilata dell’Accademia di Belle Arti di Frosinone:

I docenti del corso di Fashion Design sono Giuseppe Iaconis e Alessandra Di Pofi.

La colonna sonora della sfilata è stata curata dal Prof. Giovanni Verga.

Gli Studenti sono: Annalisa Becchetti, Meda Parakininkaite, Beatrice Bracaglia, Sofia Pelyck, Michela Coletta, Italo Andolfi, Chiara Desantis, Rubina Ronci, Soraya Robbio, Margherita Biondo, Emiliano Pucello, Lucia Molinari, Soumon Aversa.

Fiumicino. “Mastro Titta pija moglie” porta il teatro romanesco a Villa Guglielmi

Il 25 e 26 luglio, alle 21, la Corte di Villa Guglielmi ospita la compagnia “I Proloquaci”. In scena una commedia brillante in dialetto romanesco con ingresso dedicato agli appassionati del teatro popolare.

Il teatro dialettale torna protagonista a Fiumicino con uno spettacolo che rende omaggio alla tradizione romana. Nelle serate di sabato 25 e domenica 26 luglio, alle ore 21, la Corte di Villa Guglielmi ospiterà “Mastro Titta pija moglie”, commedia brillante in dialetto romanesco interpretata dalla compagnia teatrale I Proloquaci.

L’iniziativa si svolge con il patrocinio del Comune di Fiumicino, in collaborazione con la Pro Loco di Fiumicino e il Servizio Civile Universale, confermando il ruolo di Villa Guglielmi come uno degli spazi culturali più utilizzati durante il calendario estivo cittadino.

Lo spettacolo, diretto da Alessandro Viscanti, propone una rilettura teatrale ispirata alla Roma popolare, tra battute, equivoci e situazioni comiche che richiamano la tradizione del teatro romanesco. La rappresentazione punta a far rivivere atmosfere, linguaggio e personaggi che appartengono all’immaginario della Capitale, offrendo al pubblico una serata all’insegna dell’umorismo e della cultura popolare.

Accanto alla regia di Alessandro Viscanti, l’aiuto regia è affidato a Luca Cecchinelli, mentre le scenografie portano la firma di Claudio Marchetti. Sul palco saliranno Arianna Apuzzo, Maria Apuzzo, Imma Carbone, Eleonora Carraretto, Luca Cecchinelli, Benedetta Frattari, Emanuele Frattari, Paola Mazzetti, Simona Nanissi, Francesco Ilario Natale, Emanuela Ortello, Alessandro Viscanti e Greta Viscanti, impegnati in una commedia che intreccia comicità e tradizione.

La figura di Mastro Titta, storico boia dello Stato Pontificio, è entrata nel tempo nell’immaginario popolare romano, diventando anche protagonista di racconti, opere teatrali e rappresentazioni che ne reinterpretano il personaggio in chiave ironica. Lo spettacolo proposto da I Proloquaci sceglie proprio questa strada, privilegiando il sorriso e il dialetto romanesco per coinvolgere il pubblico.

L’appuntamento si inserisce nel programma delle iniziative culturali estive promosse sul territorio comunale e rappresenta un’occasione per valorizzare il teatro amatoriale e le compagnie locali, mantenendo viva una parte importante della tradizione artistica romana.

L’ingresso è previsto presso la Corte di Villa Guglielmi, a Fiumicino, con inizio degli spettacoli alle ore 21 nelle giornate di 25 e 26 luglio.

Passoscuro. Street Food per tre giorni, il litorale si prepara ad accogliere migliaia di visitatori

Dal 17 al 19 luglio Piazza Domenica Santarelli ospita l’International Street Food. L’iniziativa, patrocinata dal Comune di Fiumicino, punta a richiamare residenti e turisti nel cuore dell’estate.

Passoscuro si prepara a vivere un fine settimana all’insegna dello Street Food. Da giovedì 17 a sabato 19 luglio Piazza Domenica Santarelli diventerà il punto di riferimento per l’International Street Food, manifestazione patrocinata dal Comune di Fiumicino e organizzata dall’Associazione Italiana Ristoratori di Strada. L’ingresso sarà gratuito e l’evento è pensato per accogliere sia i residenti sia i numerosi turisti presenti sul litorale durante la stagione estiva.

Per tre giorni la piazza ospiterà una selezione di food truck provenienti da diverse regioni italiane e dall’estero. L’obiettivo dell’iniziativa è valorizzare il cibo di strada di qualità, proponendo un percorso gastronomico che attraversa tradizioni locali e cucine internazionali.

L’offerta comprenderà piatti salati, specialità regionali e proposte dolci, con preparazioni realizzate direttamente sui mezzi attrezzati che caratterizzano questo format. Saranno proprio i truck, con i loro allestimenti, a trasformare Piazza Domenica Santarelli in uno spazio dedicato all’incontro e alla convivialità.

L’International Street Food è diventato negli anni un appuntamento itinerante che attraversa numerose città italiane, portando nelle piazze operatori specializzati nella cucina di strada. La tappa di Passoscuro si inserisce nel calendario estivo del territorio di Fiumicino, periodo nel quale il litorale registra il maggiore afflusso di visitatori e vede concentrarsi gran parte degli eventi pubblici.

Per il territorio si tratta anche di un’occasione per sostenere l’indotto locale. Manifestazioni di questo tipo richiamano infatti famiglie, gruppi di amici e turisti che, oltre a partecipare all’evento gastronomico, frequentano attività commerciali, stabilimenti e servizi presenti nella località balneare.

Secondo quanto comunicato dagli organizzatori, la manifestazione sarà aperta dal 17 al 19 luglio con ingresso libero. L’evento è patrocinato dal Comune di Fiumicino e vede la partecipazione dell’Associazione Italiana Ristoratori di Strada, realtà che promuove la diffusione dello street food di qualità attraverso iniziative organizzate in tutta Italia.

Nei prossimi giorni eventuali modifiche alla viabilità o alla sosta saranno comunicate dal Comune attraverso gli atti e i canali istituzionali, qualora vengano adottati provvedimenti specifici per consentire il regolare svolgimento della manifestazione.

Tor Lupara 1968, “Mi Racconto Io”, Mister Saul Chianella tra passato presente e futuro, prima parte.

Riprende la Rubrica “Mi Racconti Io” per sentire udire dagli addetti ai lavori le loro esperienze dello sport più bello del mondo, il calcio amatoriale in particolare il calcio giovanile. Raggiunto dai nostri microfoni Mister Saul Chianella che nella prossima stagione sportiva 2026 2027 guiderà gli Allievi Under 17 del Tor Lupara 1968 del presidente Donato Olivieri.

La prima domanda: Qual è il principio fondamentale alla base del tuo metodo di allenamento con i giovani?il principio fondamentale alla base della mia metodologia per quanto mi riguarda è assolutamente il consolidamento della gestione della palla, lavoro tantissimo con il pallone cercando di limitare i tempi morti della seduta di allenamento“, come riesci a bilanciare la ricerca del risultato sportivo con l’obiettivo della crescita personale dei ragazzi?non è mai facile riuscire ad allineare le due cose, ma costruendo un legame importante all’interno del gruppo squadra si può cercare di ottenerle, facendo agonistica é indubbio che si cerca il risultato ma è fondamentale mirare sempre prima di tutto alla crescita dei ragazzi, trasmettere in loro fiducia e coraggio, fare sentire sempre tutti importanti al centro del progetto”.

Quali strategie utilizzi per mantenere alta la motivazione si di chi gioca spesso sia di chi trova meno spazio? continua Mister ChianellaNon credo serva una strategia o cose simili, serve dialogo e sincerità,ho costante dialogo con tutto il gruppo squadra e cerco sempre di avere lo stesso tipo di rapporto con tutti i ragazzi “.

Come gestisci l’errore in campo per fare in modo che diventi un momento di apprendimento e non di frustrazione?dividiamo in due questa situazione l’errore svolto durante l’allenamento è quello in partita, continua mister Chianella durante la seduta di allenamento quando c’è qualcosa che secondo me non ha funzionato cerco sempre la risposta nei ragazzi, voglio che loro stessi trovino soluzioni solo così secondo me apprenderanno davvero, mentre durante la partita non sovraccarico mai i ragazzi e lascio il più possibile a loro qualsiasi tipo di scelta cercando di avere sempre un rinforzo positivo nei minuti di gara”. 

Nella quinta domanda ti chiediamo in che modo affronti il rapporto con i genitori, spesso una componente complessa nel calcio giovanile?per me i genitori sono una parte fondamentale del gruppo squadra, ho avuto nel tempo la fortuna di avere sempre e solo rapporti fantastici con la maggior parte delle famiglie che ho conosciuto, baso sempre il rapporto sul binario della sincerità”.

Finisce qui la prima parte dell’intervista a mister Saul Chianella , non perdetevi la prossima settimana la seconda parte.

Shenzhen-Milan Lifestyle Week, la terza edizione rilancia il dialogo tra Italia e Cina nel segno di moda e innovazione

Dal 17 al 19 luglio Shenzhen torna a essere il punto d’incontro tra creatività italiana e cultura cinese con la terza edizione della Shenzhen-Milan Lifestyle Week, manifestazione che negli ultimi anni si è affermata come uno dei principali appuntamenti dedicati allo scambio tra i due Paesi nel settore della moda e del lifestyle.

L’edizione 2026 amplia il raggio d’azione dell’evento, superando il tradizionale dialogo tra fashion e design per proporre una riflessione più ampia sul concetto di lifestyle contemporaneo. Moda, tecnologia, cultura e innovazione diventano così elementi di un’unica narrazione che punta a favorire il confronto tra istituzioni, imprese, università e professionisti del settore, creando nuove opportunità di collaborazione internazionale.

Al centro del programma il tema “Digital Fashion Eastern Expression”, che esplora il rapporto tra identità culturale e trasformazione digitale, interpretando la moda come un linguaggio capace di uscire dalla passerella per entrare nella quotidianità. Il concetto di Fashion returning to life guiderà infatti una serie di appuntamenti pensati per raccontare il lifestyle come esperienza condivisa, dove estetica, relazioni e nuovi modi di abitare gli spazi si incontrano.

Nel corso dei tre giorni si alterneranno sfilate, installazioni, esposizioni, incontri e momenti di networking rivolti a buyer, aziende e operatori internazionali. Accanto agli eventi dedicati alla creatività, il calendario prevede approfondimenti sull’innovazione applicata alla moda, con focus sui nuovi modelli produttivi, sulle tecnologie emergenti e sull’evoluzione della filiera, confermando la volontà di leggere la tecnologia come uno strumento al servizio del design e della manifattura.

Tra le protagoniste dell’edizione figura Hui Zhouzhao, fondatrice del marchio HUI Milano e promotrice del dialogo culturale tra Italia e Cina attraverso il progetto China Style. Da anni impegnata nella valorizzazione del patrimonio culturale cinese in chiave contemporanea, la designer considera la cultura il punto di partenza per costruire relazioni solide tra i due Paesi. «La cultura rappresenta il terreno più solido su cui costruire relazioni durature tra i popoli. Con la Shenzhen-Milan Lifestyle Week vogliamo creare opportunità concrete di incontro tra Italia e Cina, sostenendo il talento e valorizzando patrimoni culturali straordinari», ha dichiarato.

La moda rimane il linguaggio principale dell’iniziativa e accompagnerà l’intero programma attraverso due momenti distinti. Il primo sarà rappresentato dalla sfilata inaugurale, pensata per raccontare l’incontro tra ricerca estetica italiana e sensibilità orientale. Il secondo sarà invece dedicato a un format più esperienziale, nel quale brand, buyer e stakeholder potranno confrontarsi direttamente all’interno di uno spazio che unirà esposizione, networking e cultura del lifestyle, con particolare attenzione anche alla dimensione enogastronomica.

Tra i marchi e i designer coinvolti figurano Domenico Orefice, Casapreti, Momonì, Alberto Zambelli e HUI Milano, protagonisti di un percorso che intreccia ricerca stilistica, identità culturale e apertura verso il mercato internazionale. Per le aziende partecipanti l’evento rappresenta non solo una vetrina, ma anche un’opportunità di sviluppo commerciale e istituzionale in uno dei mercati più dinamici per il settore fashion.

Con questa terza edizione la Shenzhen-Milan Lifestyle Week rafforza il proprio ruolo di piattaforma internazionale dedicata al dialogo tra Oriente e Occidente, confermando come cultura, creatività e innovazione siano oggi strumenti strategici per immaginare il futuro del sistema moda globale e costruire nuove connessioni tra persone, territori e filiere creative.

Roma chiude la quarta edizione di ENSEMBLE: la couture contemporanea sfila al Pincio

La Terrazza del Pincio si conferma uno dei luoghi simbolo della moda romana. Si è conclusa qui la quarta edizione di ENSEMBLE, il progetto promosso dall’Assessorato ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale e dall’Assessorato allo Sviluppo Economico, Commercio, Artigianato, Industria e Internazionalizzazione della Regione Lazio, che ha confermato il proprio ruolo di piattaforma dedicata alla valorizzazione del sistema moda attraverso un dialogo tra formazione, Alta Moda e istituzioni.

Roma Capitale e Regione Lazio che, in due serate, ha raccontato il presente e il futuro del sistema moda, mettendo in dialogo formazione, creatività, artigianato e alta sartoria.

Dopo il primo appuntamento dedicato agli studenti delle accademie e ai giovani designer, la seconda serata ha visto protagonisti alcuni dei nomi più rappresentativi dell’Alta Moda romana contemporanea, confermando il ruolo della Capitale come punto di riferimento per la couture italiana.

In passerella hanno sfilato Franco Ciambella con il testimonial Luca Ribezzo dal set spagnolo alla passerella romana, Giada Curti, Nino Lettieri, Antonio Martino Couture, Michele Miglionico, Sabrina Persechino, Jamal Taslaq e Gian Paolo Zuccarello, otto Maison accomunate dalla ricerca stilistica e dall’eccellenza manifatturiera, pur attraverso linguaggi creativi profondamente diversi.

Le collezioni hanno offerto una panoramica sulla couture contemporanea: dalla dimensione poetica di Angeli in controluce di Franco Ciambella all’anteprima della collezione 2027 di Giada Curti, caratterizzata da silhouette leggere e preziose lavorazioni sartoriali. Nino Lettieri ha proposto il rigore grafico di Bianco e Nero: L’Essenza, mentre Antonio Martino ha sperimentato materiali innovativi con Riflessi Notturni – PVC Couture. Michele Miglionico ha riletto il glamour degli anni Ottanta in chiave couture, Sabrina Persechino ha intrecciato moda e architettura nella collezione Metron, Jamal Taslaq ha raccontato il dialogo tra culture con Ali di Luce e Gian Paolo Zuccarello ha chiuso la sfilata con Poesia Siciliana, omaggio alle proprie radici e all’artigianato italiano.

Ad aprire la serata sono stati Alessandro Onorato, Assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale, e Roberta Angelilli, Vicepresidente della Regione Lazio e Assessore allo Sviluppo Economico, che hanno ribadito il valore strategico del comparto moda per lo sviluppo economico e occupazionale del territorio.

Onorato ha sottolineato come ENSEMBLE sia diventato uno strumento concreto per valorizzare sia gli studenti delle accademie sia le piccole e medie imprese del settore, evidenziando il ritorno di Roma al centro del panorama internazionale della moda grazie anche al rientro in città delle grandi sfilate dei principali marchi del lusso.

Angelilli ha invece ricordato il peso economico della filiera moda del Lazio, che genera un export di circa un miliardo di euro, annunciando il proseguimento degli investimenti regionali a sostegno dell’artigianato, dell’innovazione e dell’internazionalizzazione delle imprese.

Con il tradizionale défilé finale che ha riunito stilisti, modelle e modelli in passerella, si è conclusa un’edizione che ha raccontato l’intera filiera del fashion system, dalla formazione alla manifattura d’eccellenza.

ENSEMBLE si conferma così un progetto strategico per rafforzare il dialogo tra istituzioni e settore creativo, offrendo visibilità ai giovani talenti e agli atelier romani e contribuendo a consolidare il ruolo della Capitale come laboratorio di creatività, artigianato e Made in Italy.

L’iniziativa rientra nel progetto Roma Smart Tourism, finanziato dal Ministero del Turismo nell’ambito del fondo destinato ai comuni a vocazione culturale, storica e artistica che ospitano siti riconosciuti dall’UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Bullismo a scuola, la risposta del Ministero alla lettera di Martina Palma

Il racconto di Martina Palma sul bullismo vissuto a scuola è arrivato fino al Ministero dell’Istruzione e del Merito. Il sottosegretario Paola Frassinetti ha risposto con una lettera che pubblichiamo integralmente

Qualche settimana fa abbiamo pubblicato la testimonianza di una nostra collaboratrice sul bullismo subito in una scuola lontana da casa. [Il pezzo integrale è qui]. Non era un pezzo costruito per fare rumore, era una lettera, con tutta la cautela e l’esitazione che una lettera vera comporta quando si racconta qualcosa di doloroso senza volerne fare un caso. Il rumore, in un certo senso, è arrivato lo stesso. Il testo è stato ripreso da altre testate e letto al Ministero dell’Istruzione e del Merito. Ed è arrivata una risposta diretta dal sottosegretario Paola Frassinetti. Vale la pena dirlo senza troppi giri: non capita spesso che una testimonianza pubblicata su una testata di settore risalga fino a chi ha responsabilità dirette sulle politiche di contrasto al bullismo, e che questo produca un riscontro scritto, personale, non un comunicato stampa. Che poi la risposta sia efficace, sufficiente, o destinata a tradursi in qualcosa di concreto è un’altra questione e sarebbe disonesto non porla. Ma la lettera ha fatto il suo lavoro: è stata letta, e chi l’ha letta ha sentito il bisogno di rispondere.

Pubblichiamo qui la risposta.

Cara Martina, leggere le tue parole mi ha fatto male, ho cercato di immedesimarmi in te, ragazza piena di speranze, arrivata in una scuola di un’altra città italiana trovando solo indifferenza e umiliazione. Mi vergogno nel constatare, da sottosegretario all’istruzione, che possano esistere ambienti scolastici cosi ostili o peggio indifferenti; la scuola che dovrebbe essere palestra di vita, luogo in cui ci si incontra e insieme ci si aiuta a capire la vita si è per te tramutata in un incubo quotidiano. Non può essere! Non deve essere così. Sei stata coraggiosa e mi auguro che davanti a Te ci sia un futuro roseo e pieno di soddisfazioni. Ricordati però che nulla è stato vano e che io nel continuare a contrastare il bullismo da ora in poi lo farò con ancora maggior determinazione pensando al tuo esempio.
Paola Frassinetti

Il peso dell’indifferenza

Il bullismo non fa solo male: isola. La testimonianza di una studentessa che ha vissuto sulla sua pelle cosa significa sentirsi “straniera”.

Si tratta di una testimonianza in prima persona, pubblicata con una nota di redazione che ne contestualizza il valore giornalistico ed educativo. L’autrice racconta il proprio percorso di sofferenza vissuto dopo un trasferimento scolastico da una regione all’altra, descrivendo come pregiudizi, isolamento e mancati interventi abbiano trasformato gli anni della scuola superiore in un’esperienza di profondo disagio psicologico. Il racconto, tuttavia, non si limita alla denuncia: diventa un appello rivolto alla scuola, agli insegnanti e alla società affinché nessun ragazzo debba più sentirsi invisibile o straniero nel luogo che dovrebbe educare al rispetto e all’inclusione. Abbiamo scelto di pubblicare questa storia senza riferimenti identificativi a scuole o persone, perché il suo valore risiede nel messaggio universale che trasmette. Non è un atto d’accusa verso singoli, ma un invito a riflettere sul ruolo educativo delle istituzioni scolastiche e sulla responsabilità di riconoscere e contrastare ogni forma di bullismo prima che sia troppo tardi. Riteniamo che questa testimonianza possa offrire un contributo significativo al dibattito pubblico su un fenomeno che continua a coinvolgere migliaia di studenti e che meriti la più ampia diffusione possibile. Qualora riteniate opportuno condividerla con i vostri lettori, autorizziamo la ripubblicazione dell’articolo, chiedendo cortesemente di citare la fonte:

Martina Palma – giovane autrice de La Voce della Scuola.

NOTA DI REDAZIONE: Pubblichiamo questa testimonianza grazie alla nostra giovane autrice, nella convinzione che alcune storie debbano essere lette senza il filtro dell’inchiesta giornalistica, perché è la voce diretta a portare un’informazione che nessuna verifica potrebbe restituire allo stesso modo. Si tratta del racconto in prima persona di una studentessa che ha vissuto, in anni recenti, un trasferimento scolastico da una regione all’altra e le difficoltà, non solo di ambientamento, ma di isolamento e sofferenza, che ne sono seguite. Abbiamo scelto di non riportare nomi di scuole o riferimenti specifici, perché quello che resta, ed è quello che ci interessa, è la domanda che la testimonianza pone alla scuola come istituzione. La pubblichiamo non come atto d’accusa verso singoli, ma come contributo alla riflessione, da sempre necessaria, sul bullismo e sul ruolo di chi educa nel riconoscerlo e nel fermarlo.

Esistono ferite che non lasciano segni sulla pelle, ma scavano solchi profondi nell’anima. Sono quelle provocate dalle parole, dagli sguardi, dall’indifferenza, da quel silenzio assordante che troppo spesso accompagna il bullismo. È proprio di quel silenzio che voglio parlare. Un silenzio che protegge chi umilia e abbandona chi soffre.

Questo non è un semplice articolo. È una testimonianza. È il grido di una ragazza che per troppo tempo ha soffocato il proprio dolore dietro un sorriso sempre più fragile. Lo scrivo non per suscitare pietà, ma perché nessuno possa più dire: “Non lo sapevo.”

Ho diciotto anni e tra pochi giorni conseguirò il diploma. Dovrebbe essere il momento in cui si tirano le somme di un percorso fatto di crescita, sogni e ricordi felici. Eppure, quando ripenso ai miei anni di scuola superiore, la prima emozione che riaffiora non è la nostalgia, ma l’angoscia.

Qualche anno fa mi sono trasferita da Napoli in un’altra regione. Ho frequentato dal secondo al quarto anno di scuola superiore presso un istituto della nuova città, convinta di iniziare un nuovo capitolo della mia vita. Non immaginavo che quel cambiamento si sarebbe trasformato in un incubo e in una lenta discesa nell’isolamento.

Ero soltanto una ragazza con una valigia piena di speranze, desiderosa di costruire nuove amicizie e trovare il proprio posto in una realtà nuova.

Il mio unico “errore” era quello di essere diversa. Diversa perché napoletana. Diversa per il mio accento. Diversa per il mio modo di parlare, di vivere, di esprimermi. In un luogo che avrebbe dovuto educare al rispetto, la diversità è diventata un marchio da esibire per colpire, umiliare ed emarginare.

Mi domando ancora oggi quando la diversità abbia smesso di essere una ricchezza per trasformarsi, agli occhi di alcuni, in una colpa.

La scuola dovrebbe rappresentare il primo presidio di civiltà, il luogo in cui ogni giovane impara non soltanto la disciplina, ma soprattutto il valore dell’umanità. Dovrebbe essere un rifugio sicuro nel quale sentirsi accolti e protetti.

Per me, invece, è stata una prigione.

Ogni mattina attraversavo quel cancello con il cuore colmo di paura. Ogni corridoio sembrava il preludio dell’ennesima umiliazione. Ogni giornata era una battaglia combattuta nel silenzio, nella speranza che nessuno trovasse un nuovo motivo per farmi sentire sbagliata.

La sofferenza, quando diventa quotidiana, finisce per insinuarsi ovunque. Ti convince che forse il problema sei tu. Ti ruba il sorriso. Ti spegne lentamente.

Io, che sono sempre stata una ragazza solare, ho visto la luce dei miei occhi spegnersi giorno dopo giorno. Ho smesso di riconoscermi. Ho smesso di vivere con serenità. Fino a precipitare nella depressione.

Non provo alcuna vergogna nell’ammetterlo.
La vergogna appartiene a chi ha trasformato la scuola in un luogo di sofferenza. A chi ha scelto di umiliare anziché comprendere. A chi ha assistito senza intervenire.

Perché il bullismo non distrugge soltanto attraverso le parole. Distrugge anche attraverso l’indifferenza. Ed è forse quest’ultima la forma di violenza più crudele.

Molti insegnanti erano consapevoli di ciò che accadeva. Alcuni assistevano agli episodi. Altri ne erano stati informati. Eppure il più delle volte tutto si concludeva con poche parole, con uno sguardo distratto, con quella frase che ancora oggi rimbomba nella mia memoria: “Non posso fare nulla.”

Ma davvero un educatore può voltarsi dall’altra parte davanti al dolore di un proprio studente?

A cosa serve insegnare i valori della Costituzione, il rispetto della persona, la solidarietà e l’uguaglianza, se poi quei principi restano chiusi tra le pagine di un libro?

Ho resistito tre lunghissimi anni.
Tre anni durante i quali non imparavo soltanto formule o date storiche, ma imparavo, mio malgrado, cosa significhi sentirsi invisibili.

Poi è arrivato il momento in cui ho capito che sopravvivere non bastava più. Così ho scelto di cambiare scuola all’ultimo anno, trasferendomi in un altro istituto della stessa città.

Molti mi dissero che era una follia. Che stavo rischiando troppo. Che sapevo ciò che lasciavo ma non ciò che avrei trovato.

Avevano ragione.
Ma avevo ormai compreso una verità semplice, ovvero che nessun rischio può essere più grande del continuare a vivere in un luogo che ogni giorno distrugge la tua dignità.

Quel cambiamento ha rappresentato la mia rinascita.
Per la prima volta ho incontrato insegnanti capaci di ascoltare prima ancora che giudicare. Persone che hanno saputo ricordarmi che la scuola può davvero essere il luogo in cui ogni studente si sente visto, rispettato e valorizzato.

Le cicatrici, tuttavia, rimangono.
Il bullismo non termina quando finiscono gli insulti. Continua nella diffidenza, nella paura di fidarsi, nella difficoltà di costruire nuovi legami. Ti insegna a difenderti anche quando nessuno ti sta attaccando. Ti costringe a vivere dietro una corazza che non hai scelto di indossare.

Ed è questa la sua vittoria più crudele.
Oggi, però, desidero trasformare quel dolore in una responsabilità.

Mi domando quanti ragazzi, proprio mentre state leggendo queste righe, stiano entrando in una classe con lo stesso nodo alla gola che accompagnava ogni mio mattino. Quanti stiano sorridendo soltanto per nascondere le lacrime. Quanti, tornando a casa, fingano che vada tutto bene.

Alle scuole, dunque, voglio rivolgere un appello.
Non limitatevi a commemorare le vittime del bullismo quando è ormai troppo tardi.

Abbiate il coraggio di ascoltare prima che il silenzio diventi disperazione.
Abbiate il coraggio di intervenire prima che uno studente perda la speranza.
Abbiate il coraggio di essere davvero ciò che la scuola promette di essere.

Se oggi riesco a raccontare questa storia è soltanto grazie alla mia famiglia e a chi, quando io non vedevo più alcuna luce, ha continuato a credere in me.

Credevo di essere diventata fragile.
In realtà stavo semplicemente imparando quanto possa essere forte un essere umano quando decide di non lasciare che il dolore abbia l’ultima parola.

Per questo non concludo con un addio, ma con un augurio.
Che nessun ragazzo debba più sentirsi straniero nella propria scuola.
Che nessuno debba più sopravvivere là dove dovrebbe semplicemente imparare a vivere.

Martina Palma