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Il “patto con il sangue” e la pizza fredda: vi racconto chi era Ultimo prima del successo

Due giorni dopo il grande live di Roma, parla Giuseppe Todaro, il ristoratore di Via Nomentana che offrì un contratto a un giovanissimo Niccolò Moriconi: «Rifiutò per inseguire la musica. Oggi sui social troppe cattiverie su un ragazzo che si è fatto da solo»

di Massimiliano Piccinno

Pochi giorni dopo la storica adunata di Tor Vergata, c’è una bella storia da raccontare, un episodio di vita rimasto custodito per anni tra le mura di un ristorante pizzeria di Via Nomentana, a due passi da San Basilio. Una storia che merita di essere raccontata oggi, mentre i social network si riempiono troppo spesso di critiche gratuite e giudizi taglienti nei confronti di un artista che, piaccia o no, in pochi conoscono davvero nella sua essenza più profonda.

A rompere il silenzio è Giuseppe Todaro, titolare di quel locale, che ha deciso di affidare a Patrizio Pucello, in arte Paciullo, la sua toccante testimonianza. In un’intervento live (visibile a questo link)Radio Roma, Giuseppe ha comunicato che sarebbe stato tra il pubblico del concerto “La Favola per Sempre”, nel Pit 4 insieme alla figlia Sofia, grazie al regalo generoso di una coppia di amici.  La sua storia ha attirato la curiosità di Paciullo che ha raccolto per il pubblico il toccante ricordo del suo incontro con un ragazzo fragile, timido, ma animato da un fuoco interiore incrollabile: quel Niccolò Moriconi, oggi noto a tutti come Ultimo, protagonista del mega concerto di Tor Vergata.

Giuseppe Todaro e la moglie Maria nel loro ristorante di via Nomentana.

Quell’estate del 2015 e un cameriere “diverso” dagli altri

La storia ci riporta indietro di una decina d’anni, intorno al 2015. Come ogni estate, sono tanti i sedicenni e diciassettenni del quartiere che si affacciano nei locali della zona in cerca di un lavoretto stagionale per pagarsi le vacanze. Niccolò arriva lì spinto dalle pressioni della famiglia, in particolare del padre Sandro. Come racconterà lo stesso artista anni dopo nel brano Buongiorno Vita, l’input paterno era stato chiaro: «Svegliati e cercati un lavoro».

«Quell’anno avevamo quattro o cinque ragazzi in prova», racconta Giuseppe. «Il mio compito era osservarli. Dopo appena tre giorni, mi accorsi che Niccolò aveva una marcia in più: era più concentrato, sveglio, determinato. Feci una cosa che non avevo mai fatto prima: lo chiamai in disparte e gli dissi che per me andava bene, che poteva portarmi i documenti per il contratto».

È a questo punto che il giovane Moriconi compie il primo, straordinario atto di maturità e determinazione della sua vita, spiazzando il ristoratore con una risposta inusuale per un adolescente: «Signor Giuseppe, posso pensarci un attimo?».

Il “patto col sangue” e il rifiuto gentile

Il fine settimana successivo, Niccolò si presenta regolarmente al turno. Lavora sodo, ma Giuseppe percepisce una strana distanza. A fine servizio, decide di affrontarlo: «Cosa hai deciso?».

La risposta di Niccolò è un manifesto di educazione, gratitudine e, soprattutto, assoluta fedeltà alla propria vocazione: «Signor Giuseppe, vi ringrazio tantissimo, siete una famiglia bellissima. Ma non posso accettare. Ho fatto un patto con il mio sangue: voglio fare il cantante, scrivo canzoni e suono il pianoforte. Non posso rinunciare al mio sogno».

Di fronte a quegli occhi pieni di passione, Giuseppe non può fare altro che incoraggiarlo: «E allora che aspetti? Stai sereno e vai». Quella nella pizzeria di Via Nomentana rimarrà, probabilmente, la prima e unica esperienza lavorativa “tradizionale” di Niccolò.

Sanremo Giovani e le pizze che si raffreddarono in mano

Passa il tempo. Arriva il dicembre del 2017. È un sabato sera frenetico nel ristorante di Via Nomentana quando i ragazzi dello staff corrono da Giuseppe urlando: «Corri, c’è Niccolò in televisione!». Sul palco di Sanremo Giovani si sta esibendo un ragazzo con il nome d’arte di “Ultimo”.

«Rimanemmo tutti senza parole», ricorda Giuseppe con emozione. «Fu una gioia immensa. Ricordo che i ragazzi in servizio si bloccarono davanti allo schermo, con le pizze che si raffreddavano in mano. Eravamo tutti felici per lui».

Poco dopo arrivò la conferma definitiva dal padre di Niccolò, Sandro, che era un cliente abituale del locale. In un messaggio commosso inviato a Giuseppe, il papà scrisse: «Sì, ti confermo che è mio figlio. Quel delinquente che non voleva studiare, oggi lavora tantissimo per la sua musica… e ha vinto lui».

Un piccolo cimelio e una lezione di vita per i giovani

Che Ultimo sia rimasto il ragazzo generoso di allora lo testimonia anche un aneddoto legato a Giulio, il figlio di Giuseppe. Anni fa, Niccolò si diede da fare tramite un amico per procurargli una mazza da baseball necessaria per una recita scolastica. Quando la famiglia Todaro provò a restituirla, lui insistette affinché la tenessero. Oggi quel piccolo oggetto è custodito come un cimelio, simbolo di una gentilezza spontanea.

Giuseppe Todaro oggi non vuole fare pubblicità al suo locale – tanto da preferire che non ne venga menzionato il nome – ma ci tiene a lanciare un messaggio, specialmente a chi critica aspramente l’artista: «Il suo percorso dovrebbe essere un caso di studio universitario: capire come un ragazzo partito dal nulla, a forza di porte in faccia e ostacoli, sia riuscito a fare record di vendite e a radunare oceani di persone in pochi minuti. Niccolò piace perché è uno degli ultimi che ce l’ha fatta credendo nel proprio sogno. Le esperienze lavorative servono come bagaglio di vita, ma la scelta finale deve essere guidata da ciò che si ha nel cuore».

Giuseppe, sotto sotto, spera però in un piccolo miracolo: «Mi piacerebbe davvero rivederlo, magari a sorpresa, e ricordargli che noi non lo abbiamo mai dimenticato. Grazie di esistere, Niccolò».

Fonte Nuova – Buskers Festival 2026, undicesima edizione

Grande successo per il Busker Festival a Fonte Nuova 11^ edizione, dove nel week end appena trascorso si sono alternati artisti di strada per grandi e piccoli nel tratto di nomentana chiusa al traffico nelle ore serali, tra p.zza A. Varisco e p.zza P. Pio Fonte Nuova.

Una città dell’arte e dello spettacolo, abitata da cantastorie, trampolieri, trapezisti, clown giocolieri, equilibristi volanti e fuochisti travolgenti, alla riscoperta del bello che ci circonda. Una grande festa che dona un aspetto magico e colorato al centro cittadino di Fonte Nuova.  Emozioni, musica, divertimento, spettacolo tanta la partecipazione dei cittadini Fontenovesi e non solo.

Festa organizzata dall’Associazione obiettivo E20 con tutti i volontari con il patrocinio e contributo del comune di Fonte Nuova, con l’ausilio di tutti i volontari in particolare Ugo Di Rienzo, Cinzia Favitta e Alessandro Pallotti.

Presente alla manifestazione il sindaco di Fonte Nuova Umberto Falcioni e il Vicesindaco e assessore alla Cultura Maurizio Guccini i quali si sono complimentati per l’ottima riuscita dell’evento ringraziando gli organizzatori e tutti i partecipanti.

In questa edizione il Premio Fontenovino d’Oro al miglior artista di strada a cappello è andato Sara Milani cantautrice, la quale raggiunta ai nostri microfoni ha dichiarato ” è emozionante esibirsi per strada in mezzo alla gente, dare e ricevere emozioni è la vittoria più bella”.

Seconda edizione del Premio Cinematografico Nazionale “Gina Lollobrigida”

Subiaco, Tra i premiati il regista Enrico Vanzina, e le atlete Francesca e Giulia Lollobrigida

“Domenica 12 luglio 2026, alle ore 18.00, il Teatro Cinema Narzio ospiterà la seconda edizione del Premio Cinematografico Nazionale “Gina Lollobrigida”,  attrice simbolo del cinema italiano. Tra gli ospiti premiati Enrico Vanzina, Francesca Lollobrigida e Giulia Lollobrigida. La New Music Academy arricchirà̀ la serata con un importante momento artistico dedicato ai giovani talenti”. “Promosso nella Città profondamente legata alla memoria di Gina Lollobrigida -si legge nel comunicato- il Premio si conferma un’importante occasione di valorizzazione della cultura, dello spettacolo e del territorio, con una manifestazione che unisce istituzioni, artisti e cittadini in una serata all’insegna dell’arte e dell’emozione. Tra i protagonisti dell’edizione 2026 saranno premiati il regista e sceneggiatore Enrico Vanzina, figura di primo piano della cinematografia italiana, la campionessa olimpica Francesca Lollobrigida (pattinaggio di velocità su ghiaccio) e la campionessa mondiale Giulia Lollobrigida (nel pattinaggio di velocità su ghiaccio e a rotelle)  , testimoni di un percorso di eccellenza sportiva che porta nel mondo il nome di una famiglia profondamente legata alla storia del nostro Paese. Ad arricchire ulteriormente il programma sarà la partecipazione della New Music Academy – Associazione Culturale, che offrirà al pubblico un momento di grande intensità artistica attraverso un’esibizione dal vivo, contribuendo a creare un dialogo suggestivo tra cinema e musica. Particolare attenzione sarà dedicata anche alla valorizzazione dei giovani talenti del territorio. Sul palco salirà infatti la giovane cantante Lisa Appodia, accompagnata nel proprio percorso artistico dalla vocal coach Francesca Incitti. Un momento che testimonia la volontà del Premio di sostenere le nuove generazioni e offrire loro uno spazio qualificato di espressione. La serata vedrà inoltre il gradito ritorno del Maestro Mauro De Paulis, la cui presenza rappresenta un ulteriore valore aggiunto e conferma il forte legame tra eccellenza artistica e identità territoriale. Il Premio Cinematografico Nazionale “Gina Lollobrigida” -continua la nota- si conferma così non soltanto una manifestazione dedicata al grande cinema, ma un contenitore culturale capace di raccontare il talento in tutte le sue forme, valorizzando artisti affermati, giovani promesse e personalità che, con il proprio impegno, contribuiscono a promuovere i valori della cultura, dello sport e dello spettacolo”. L’ingresso è gratuito, con prenotazione obbligatoria inviando una richiesta all’indirizzo e-mail: subiacocapitaleitalianalibro25@gmail.com

“La Rete che protegge” contro violenza sulle donne

“La Rete che protegge”: a Roma un convegno per fare rete sul contrasto alla violenza sulle donne

Venerdì 3 luglio nella Sala del Trono del Palazzo Passarini Faletti in via Panisperna a Roma si è svolto il convegno “La Rete che protegge” sul contrasto alla violenza sulle donne.

L’evento è stato organizzato da Valentina Iannaco, autrice del libro “Avevo gli occhi belli. Storia di Anna Borsa, vittima di femminicidio” (Armando Editore), e moderato da Angela Maria Greco, curatrice di eventi culturali.

“La Rete che protegge” si è rivelato fin da subito un momento di riflessione e confronto su un tema di grande rilevanza sociale, allietato da momenti di musica da parte del poeta e cantautore Nuccio Castellino con le cover de “La canzone di Marinella” di Fabrizio de André e “Quello che le donne non dicono” di Fiorella Mannoia e momenti di teatro da parte del NattAutore Alessandro Ristori, che insieme alla Greco, ha recitato il monologo “Mi chiamo Valentina e credo nell’amore ” scritto da Paola Cortellesi.

Diversi gli interventi da parte di personalità dalla spiccata professionalità.

Dott.ssa Anna Silvia Angelini

Presidente AIDE (Associazione Indipendente Donne Europee) di Nettuno, scrittrice, responsabile Osservatorio Violenza e suicidio, specialista in Violenza di genere e Procedure di Intervento nei casi di Violenza Domestica, collabora con case rifugio e dirige il centro d’ascolto “Uscita di Sicurezza” a Nettuno che dirige personalmente con un team di professionisti, avvocati, psicologi, criminologi.

Ha parlato delle dinamiche che scattano nel Codice Rosa in ospedale e nel centralino del Centro d’Ascolto e come si coordinano queste due anime per evitare che la donna si senta persa o abbandonata.

Serve una prevenzione sistematica che coinvolga famiglia, scuola e istituzioni, diffondendo il concetto che per uscire dalla spirale della violenza una donna deve imparare prima di tutto ad amare sé stessa.

On. Stefania Ascari

​Membro della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere e sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori, nonché relatrice e prima firmataria della Legge “Codice Rosso” a tutela delle donne e dei soggetti vulnerabili che subiscono violenze, atti persecutori e maltrattamenti e della legge di riforma del sistema affidi. 

Alla domanda “Perché si fa così tanta fatica a capire che la prevenzione non si fa aumentando le pene dopo che il reato è stato commesso, ma investendo risorse strutturali e obbligatorie sull’educazione prima che la violenza nasca?” il suo intervento si è focalizzato sulla necessità dell’educazione affettiva e sessuale nelle scuole di ogni ordine e grado per chiarire fin da subito cosa sia il consenso, come gestire la rabbia, la gelosia e la frustrazione.

Da parte del legislatore questo va attuato attraverso l’ascolto e lo studio soprattutto dei giovani, delle vittime di violenza e dei familiari in uno spazio neutro.

Avv. Giuseppe Bucca

​Presidente dell’Associazione Italiana Vittime di Reato, nata dall’intuizione della Fondatrice Avv. Arianna Agnese, di potenziare all’interno del sistema penale italiano la tutela richiesta dalla Normativa Europea. Attraverso la creazione di un Centro di Informazione, l’Associazione costituisce un concreto e professionale riferimento per tutte le vittime di reato garantendo alle stesse una prima informazione gratuita necessaria e utile per orientarsi all’interno della vicenda penale che le riguarda.

Molto emozionante il suo intervento sulla vittimizzazione secondaria, in risposta al quesito “In che modo il calvario pratico che spetta a chi denuncia si trasforma nel più grande nemico della prevenzione, terrorizzando e frenando tutte le altre donne che avrebbero voluto chiedere aiuto?”

Sappiamo bene che, nel contrasto alla violenza di genere, non basta che una donna trovi il coraggio di denunciare. È fondamentale che, subito dopo quel passo, lo Stato non la abbandoni a un secondo trauma. Le norme, insomma, ci sono. Il vero problema è la distanza che separa la legge dalla realtà.

Nella quotidianità delle aule di giustizia, troppo spesso, la donna che denuncia non inizia un percorso di tutela: inizia una vera e propria prova di resistenza. Si ritrova a ripetere il proprio racconto all’infinito. Attende mesi, a volte anni.

Subisce domande che non servono ad accertare i fatti, ma che finiscono per mettere sotto esame la sua persona, le sue scelte, la sua vita privata. Così, mentre l’imputato è legittimamente sottoposto al vaglio del processo, la vittima si ritrova a subire un secondo processo, invisibile ma devastante: quello sulla propria credibilità, sul proprio comportamento, persino sul proprio dolore.

 La lentezza dei processi e la vittimizzazione secondaria non colpiscono soltanto la donna che ha già trovato il coraggio di parlare. Producono un effetto ancora più subdolo e devastante: terrorizzano tutte le altre.

[…] La vera prevenzione comincia molto prima di una sentenza. Comincia nell’esatto istante in cui una donna decide se fidarsi o meno delle istituzioni. Se la risposta dello Stato appare lenta, frammentata o discontinua, quella donna sceglierà il silenzio. E quel silenzio è il terreno fertile in cui la violenza cresce e si normalizza.

Dott.ssa Simona Buonocore

​ Psicologa forense, Psicoterapeuta del Centro Nazionale Vittime Relazionali, un’associazione nata dall’esperienza di professionisti dell’area psicologica e legale che operano nell’ambito del sostegno delle persone vittime di manipolazione, violenza psicologica e relazionale.

Esperta in Psicologia Giuridica e Psicopatologia Forense, in criminalistica applicata e criminal profiling e Consigliere regionale dell’associazione Penelope ODV.

La Buonocore è stata chiamata a parlare di prevenzione, a seguito della domanda “Perché i messaggi di prevenzione generali spesso non arrivano a chi è dentro la gabbia? Come si fa a fare una prevenzione che parli il linguaggio reale delle vittime e non quello dei manuali?”.

La risposta è stata che troppo spesso oggi si costruisce la prevenzione utilizzando un linguaggio pensato da chi osserva la violenza dall’esterno.

Infatti si invita continuamente le donne a riconoscere le cosiddette red flags, i “campanelli d’allarme”, quasi che la sicurezza dipendesse esclusivamente dalla loro capacità di individuarli. Questo messaggio, però, rischia di produrre un effetto opposto, perché una donna che sta vivendo una relazione manipolatoria non vede quei segnali nello stesso modo in cui li vede chi è fuori dalla relazione, proprio perché vittima di un manipolatore.

Ed è questo il motivo per cui la prevenzione deve cambiare linguaggio.

Per raggiungere davvero le vittime dobbiamo parlare delle loro emozioni, della confusione, del senso di colpa, della paura, della perdita progressiva di sé.

Prof.ssa Adele Grassito

​Presidente per 10 anni della Commissione Provinciale delle Politiche di Genere e responsabile come rappresentante D.I.R E. (Donne in Rete Contro la Violenza) prima per l’associazione Spazio Donna di Caserta e poi per il suo centro culturale Hecate di Casagiove (CE), ha risposto alla domanda “Perché la teoria del lavoro di squadra tra istituzioni e associazioni si scontra così duramente con la realtà dei fatti? Cosa manca per renderla operativa ed efficace?”, sottolineando la necessità da parte delle associazioni, gli enti e i vari attori chiamati a fare rete, di abbandonare il proprio io identitario per mettersi in gioco insieme agli altri.

È fondamentale infatti portare avanti obiettivi e finalità attraverso una dialettica costruttiva.

Dott.ssa Linda Moberg

​ Attivista, autrice, mamma e sopravvissuta a un rapporto di violenza fisica e psicologica. Nel libro “Le due vite di Linda” (Armando Editore) la sua storia diventa il racconto di una rinascita: dalla violenza subita al coraggio di riprendere in mano la propria esistenza.

​Alla domanda “Spesso si sente dire, quasi con rimprovero: ‘Ma perché non ha denunciato?’. Chi lo dice non sa cosa significhi concretamente farlo. Nella pratica, cosa succede un minuto dopo aver firmato una denuncia? Qual è il vuoto protettivo e di supporto che lo Stato lascia intorno a una donna e che purtroppo, a volte, si rivela fatale?”, Linda ha subito asserito che la donna non denuncia perché si sente annullata, dimenticando non solo di essere forte, ma addirittura intelligente.

Raccontando il suo lungo calvario giudiziario, ha ricordato di essersi sentita sola proprio perché non aveva una rete virtuosa che la potesse proteggere ma, salvata dal figlio, ha deciso di tornare ad amare, di tornare a vivere proprio per onorare le troppe vittime di femminicidio e fare in modo che, ascoltando la sua storia, le donne che subiscono violenza trovino la forza per liberarsi dal proprio oppressore.

Le parole ascoltate durante il convegno hanno ricordato a tutti i presenti l’importanza di costruire una rete capace di ascoltare, sostenere e proteggere chi vive situazioni di fragilità e violenza.

Perché la vera Rete che Protegge nasce dall’ascolto, dalla consapevolezza e dalla responsabilità di diverse competenze che dialogano tra loro affinché si possa essere in grado non solo di intervenire, ma soprattutto di prevenire.

ATLETICA PARALIMPICA: A GROSSETO SPETTACOLO E RECORD AGLI ASSOLUTI 2026

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Ambra Sabatini, Beatrice Vio Grandis, Marco Cicchetti, Francesco Loragno e Assunta Legnante tra i protagonisti allo Stadio Zecchini. Poggiani firma il record europeo dei 200 T38

Si chiudono nel segno dei record e delle grandi prestazioni i Campionati Italiani Assoluti 2026 di atletica leggera paralimpica, andati in scena allo Stadio Carlo Zecchini di Grosseto. Due giornate intense hanno riunito i principali protagonisti dell’atletica azzurra, giovani emergenti e atleti del Club Azzurro.

Tra le figure più attese, la campionessa di casa Ambra Sabatini (Fiamme Gialle), primatista mondiale dei 100 T63, ha conquistato il titolo italiano assoluto sulla distanza in 14.75, per poi chiudere il lungo T63 con la misura di 4,89 metri.

Grande attenzione anche per Beatrice Vio Grandis (Fiamme Oro Padova), al debutto in un Campionato Italiano Assoluto di atletica paralimpica. Alla sua seconda prova in pista, Bebe Vio ha corso in 14.64, fermandosi a soli tre decimi dal record nazionale e firmando uno dei momenti di maggiore interesse della manifestazione.

Tra i protagonisti del weekend anche Marco Cicchetti (GSPD). Il primatista europeo e campione del mondo T44 ha raggiunto 6,92 metri nel salto in lungo nonostante il vento contrario di -2.0 m/s, per poi correre i 200 in 23.58, lo stesso crono con cui aveva conquistato il titolo mondiale a Nuova Delhi.

Ottime indicazioni anche da Francesco Loragno (Fiamme Azzurre), vincitore dei 100 metri in 11.49 e autore del nuovo primato personale sui 200 T64 in 22.43, davanti a Riccardo Bagaini (GSPD), al traguardo in 22.62.

Tre gare in due giorni per Assunta Legnante (Anthropos), tornata alle competizioni dopo un infortunio che l’aveva tenuta lontana dalle pedane per alcuni mesi. La pluricampionessa paralimpica ha ottenuto 18,01 metri nel giavellotto F11 e 12,09 nel getto del peso, prima di chiudere il disco con 30,18 metri, condizionata da un dolore alla mano.

L’acuto tecnico della manifestazione porta la firma di Ange Bertin Poggiani (ILoveRun Athletic Terni), autore del nuovo record europeo dei 200 T38 in 22.22. Grande prova anche per Giuliana Chiara Filippi (GSPD), che ha riscritto il record italiano dei 200 T64 in 28.85, scendendo per la prima volta sotto i 29 secondi.

In evidenza anche Giorgia Fascetta (Pro Sesto Atletica Cernusco), capace di migliorarsi nei 100 T12 con 12.85 e nei 400 con 1:00.95, e Arjola Dedaj (Anthropos), autrice del proprio stagionale nei 100 T11 in 13.61.

Nei lanci, il campione paralimpico Rigivan Ganeshamoorthy (Anthropos) ha ottenuto 23,34 metri nel disco F52 e 9,76 nel peso, mentre Oney Tapia ha raggiunto 41,21 metri nel disco F11. Tra i giovani, Matteo Chiarlone (CUS Brescia) ha migliorato di oltre due metri il proprio personale nel disco F13, portandolo a 27,69 metri.

Il weekend ha consegnato anche altri risultati di rilievo nazionale. Rosetta Saturnino (Handy Sport Ragusa) ha riscritto il record italiano dei 400 T72 in 2:03.94 e stabilito la migliore prestazione italiana sui 200 T72 in 53.99. Denny Gomiero (Escursionisti Italiani) ha migliorato il primato italiano nel disco F42 con 9,29 metri, mentre Giuseppe Averna (Pro Sport) ha firmato la migliore prestazione italiana dei 1500 T72 in 6:10.05 e il nuovo record italiano degli 800 T72 in 3:01.01.

Spettacolo anche nella staffetta 4×100, vinta dalla Sempione 82 in 1:01.36 davanti alla Omero Bergamo, seconda in 1:01.71.

Accanto alle gare assolute, lo Stadio Zecchini ha ospitato le prove promozionali dedicate ai giovani del progetto Sport Senza Confini della scuola FISPES, impegnati nei 60 metri, nel vortex e nel salto in lungo.

Grosseto chiude così un’edizione degli Assoluti capace di unire campioni affermati, ritorni importanti, nuovi protagonisti e giovani talenti, offrendo indicazioni significative sul presente e sul futuro dell’atletica paralimpica italiana.

Enrico Montesano protagonista all’Arena Tor Bella Monaca: 11 e 12 luglio con “Ottanta voglia di stare con voi..e di dire la mia!”

ROMA – Un appuntamento imperdibile con la storia del teatro e della televisione italiana.
L’Arena Tor Bella Monaca si prepara ad accogliere Enrico Montesano, che sarà in scena l’11 e il 12 luglio 2026 con il suo nuovo spettacolo, “Ottanta voglia di stare con voi..e di dire la mia!”.

In questo spettacolo, l’attore romano ripercorre con ironia e memoria la sua straordinaria carriera, intrecciando vicende personali e momenti salienti della storia e del costume del nostro Paese.
Lo spettacolo si configura come un viaggio che attraversa passato e presente: dai primi passi nel mondo dello spettacolo ai grandi successi teatrali, televisivi e cinematografici, fino al ritorno sul palco di quei personaggi iconici che hanno segnato l’immaginario collettivo e che tornano a vivere con la stessa energia di sempre.

Il cuore dello spettacolo risiede nel dialogo diretto con il pubblico.
Accanto a Montesano, un “discreto maggiordomo” agisce come una sorta di coscienza scenica, innescando un contrasto tra la comicità pura dell’artista e momenti di “alto teatro”.
Attraverso letture, aneddoti, monologhi e musica, Montesano mette a confronto il “com’era” e il “com’è”, osservando con il suo sguardo unico i cambiamenti della società italiana dal dopoguerra a oggi.

Non mancheranno i momenti dedicati alla satira politica con il segmento “Dal Boom allo Sboom”, dove l’attore ripercorrerà le stagioni della vita pubblica italiana attraverso imitazioni e caricature. Lo spettacolo offre anche una giocosa riflessione sulla lingua italiana, sempre più invasa da anglicismi, coinvolgendo attivamente gli spettatori nel gioco di tradurre lo slang contemporaneo.

“Ottanta voglia di stare con voi..e di dire la mia!” non è una semplice celebrazione, ma un vero e proprio brindisi condiviso alla passione per il teatro e al legame indissolubile che unisce Enrico Montesano al suo pubblico da oltre mezzo secolo.

INFORMAZIONI E BIGLIETTI
Lo spettacolo si terrà presso l’Arena Tor Bella Monaca nelle serate dell’11 e 12 luglio 2026.
Per consultare i dettagli dell’evento e procedere all’acquisto dei biglietti, è possibile visitare il sito ufficiale: https://teatriincomune.roma.it/events/80-voglia-di-stare-con-voi/

Lazio. Caldo e bambini, come proteggerli durante le ondate di calore: i consigli della pediatra Immacolata Savarese

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Le temperature elevate mettono a rischio soprattutto neonati e bambini piccoli. La Società Italiana di Pediatria richiama l’attenzione delle famiglie sulla prevenzione. La pediatra e neonatologa Immacolata Savarese spiega come affrontare il caldo in sicurezza e quali segnali non devono essere sottovalutati.

Caldo e bambini, un binomio che ogni estate torna a preoccupare pediatri e famiglie. Con l’arrivo delle ondate di calore che stanno interessando gran parte dell’Italia, cresce anche il rischio di disidratazione, colpi di calore e altri disturbi che possono colpire soprattutto neonati e bambini nei primi anni di vita. Per questo la Società Italiana di Pediatria (SIP) ha diffuso un documento con una serie di raccomandazioni rivolte ai genitori, ricordando che la prevenzione rappresenta il primo e più efficace strumento di tutela.

Le temperature elevate non sono soltanto un disagio. Per i più piccoli possono trasformarsi rapidamente in un problema di salute perché il loro organismo non è ancora in grado di regolare la temperatura corporea con la stessa efficacia di un adulto. Inoltre perdono liquidi più facilmente e spesso non percepiscono la sete oppure non riescono a comunicarla, rendendo ancora più importante il ruolo dei genitori nell’osservare eventuali cambiamenti del loro comportamento.

Anche nel Lazio, dove le giornate torride si stanno facendo sempre più frequenti, il tema riguarda migliaia di famiglie. Le alte temperature accompagnano ormai buona parte dell’estate e gli esperti invitano a modificare alcune semplici abitudini quotidiane per ridurre i rischi. Evitare l’esposizione diretta al sole nelle ore centrali della giornata, offrire acqua con regolarità anche quando il bambino non la richiede, scegliere indumenti leggeri e mantenere gli ambienti domestici freschi sono accorgimenti che possono fare una grande differenza.

Con questo nuovo approfondimento prosegue la rubrica del Giornale del Lazio dedicata alla salute dell’infanzia, curata dalla pediatra e neonatologa Immacolata Savarese. Nei mesi scorsi la specialista ha affrontato temi di grande interesse per le famiglie, dall’uso corretto degli antibiotici alla prevenzione della pertosse, dall’obesità infantile alla sicurezza delle terapie neonatali, offrendo sempre informazioni basate sulle più recenti evidenze scientifiche e tradotte in consigli pratici per la vita quotidiana.

In occasione dell’allerta caldo e delle raccomandazioni diffuse dalla Società Italiana di Pediatria, abbiamo chiesto alla dottoressa Savarese di spiegare quali siano i rischi per neonati e bambini, quali comportamenti adottare durante le ondate di calore e quali segnali non devono essere sottovalutati dai genitori. Il pediatra risponde

Dottoressa Savarese, perché il caldo rappresenta un rischio maggiore per neonati e bambini rispetto agli adulti?

«Il bambino, soprattutto nei primi anni di vita, ha un sistema di termoregolazione ancora immaturo. Questo significa che il suo organismo fatica maggiormente a disperdere il calore e può andare incontro più rapidamente a disidratazione. Inoltre spesso non percepisce la sete oppure non riesce a comunicarla. È proprio per questo che gli adulti devono anticipare il bisogno di bere e non aspettare che sia il bambino a chiedere acqua.»

Quali sono gli errori che osserva più frequentemente durante le giornate molto calde?

«Il primo errore è sottovalutare il caldo perché il bambino sembra stare bene. L’idratazione deve essere costante durante tutta la giornata. Un altro comportamento da evitare è programmare passeggiate, giochi o attività sportive nelle ore in cui il sole è più intenso. Anche l’abbigliamento ha la sua importanza: tessuti sintetici o troppo pesanti rendono più difficile la dispersione del calore.»

Come può un genitore capire che il bambino sta iniziando a disidratarsi?

«Esistono alcuni segnali che meritano attenzione: bocca asciutta, riduzione delle urine, irritabilità, sonnolenza insolita, stanchezza eccessiva o mal di testa nei bambini più grandi. Se invece compaiono febbre elevata, stato confusionale, difficoltà respiratorie o perdita di coscienza bisogna rivolgersi immediatamente ai servizi di emergenza. Intervenire tempestivamente è fondamentale.»

Molti genitori si chiedono se aria condizionata e ventilatori possano essere utilizzati in casa. Qual è il suo consiglio?

«Possono essere utilizzati con buon senso. L’importante è evitare sbalzi termici eccessivi e non dirigere il getto d’aria direttamente sul bambino. Gli ambienti devono essere mantenuti freschi e ben ventilati, senza creare differenze troppo marcate tra interno ed esterno. Quando si esce è preferibile farlo gradualmente, soprattutto con i neonati.»

Qual è il messaggio più importante che desidera lasciare alle famiglie?

«L’estate deve essere vissuta con serenità. Non bisogna avere paura del caldo, ma imparare a rispettarlo. Bere spesso, scegliere gli orari più freschi della giornata, proteggere i bambini dal sole diretto e osservare eventuali cambiamenti del loro comportamento sono gesti semplici che consentono di prevenire la maggior parte dei problemi.»

Le indicazioni della Società Italiana di Pediatria insistono proprio sulla prevenzione. Durante le giornate più calde è consigliabile privilegiare pasti leggeri ricchi di frutta e verdura, alimenti che contribuiscono anche all’apporto di liquidi e sali minerali. I bambini devono indossare abiti chiari, leggeri e traspiranti, preferibilmente in fibre naturali, mentre l’attività fisica intensa andrebbe rimandata alle prime ore del mattino o alla sera, quando le temperature risultano più sopportabili.

Particolare attenzione meritano i lattanti. L’allattamento al seno, quando possibile, rappresenta la migliore risposta ai loro bisogni anche durante il periodo estivo e può richiedere poppate più frequenti. Nei bambini più grandi è importante proporre acqua regolarmente durante tutta la giornata, limitando invece bevande zuccherate o molto fredde che non rappresentano la soluzione migliore per contrastare il caldo.

Un richiamo che ogni estate viene ripetuto con forza riguarda l’automobile. Lasciare un bambino in un veicolo parcheggiato, anche solo per pochi minuti e perfino con i finestrini leggermente aperti, può determinare un rapido aumento della temperatura interna con conseguenze gravissime. È una delle situazioni più pericolose e completamente evitabili.

Le alte temperature possono inoltre peggiorare alcune condizioni già presenti, come malattie respiratorie, cardiache o neurologiche. In questi casi è ancora più importante seguire le indicazioni del pediatra curante e prestare particolare attenzione all’idratazione e all’ambiente in cui il bambino trascorre la giornata.

Il cambiamento climatico sta rendendo le ondate di calore sempre più frequenti e intense anche nel nostro Paese. Per questo le informazioni rivolte alle famiglie assumono un valore crescente e trasformano piccoli gesti quotidiani in strumenti concreti di prevenzione. La salute dei bambini passa anche dalla capacità di riconoscere situazioni che possono sembrare banali ma che, se trascurate, rischiano di evolvere rapidamente.

Il messaggio della Società Italiana di Pediatria e della dottoressa Immacolata Savarese converge su un principio chiaro: il caldo non deve essere affrontato con allarmismo, ma con consapevolezza.

Conoscere i segnali di una possibile disidratazione, scegliere comportamenti adeguati e chiedere assistenza medica quando necessario significa proteggere i più piccoli e permettere loro di vivere l’estate in sicurezza. È questo l’obiettivo della prevenzione: trasformare l’informazione in uno strumento concreto al servizio delle famiglie.

Cinecittà World apre le porte ai figli dei detenuti della Casa Circondariale di Velletri: una giornata di sorrisi, inclusione e speranza

Cinecittà World apre le porte ai figli dei detenuti della Casa Circondariale di Velletri: una giornata di sorrisi, inclusione e speranza

Una giornata all’insegna della leggerezza, fatta di sorrisi, gioco e spensieratezza: mercoledì 8 luglio, Cinecittà World apre le porte a 40 bambini, figli dei detenuti della Casa Circondariale di Velletri che, accompagnati dalle loro mamme, trascorreranno una giornata speciale nel Parco divertimenti di Roma tra attrazioni, spettacoli dal vivo e le aree tematiche del Parco.
Il Parco divertimenti del cinema e delle serie TV di Roma ha accolto con entusiasmo l’iniziativa sociale patrocinata dalla Regione Lazio e organizzata da Un Giorno Nuovo APS, associazione di volontariato che da oltre trent’anni opera negli istituti penitenziari del Lazio a sostegno delle persone detenute e delle loro famiglie, con particolare attenzione ai bambini coinvolti nella realtà carceraria durante i colloqui con i genitori, promuovendo attività educative, ricreative e di supporto. Per molti di loro una giornata al parco rappresenta molto più di un momento di svago: è un’occasione per sentirsi semplicemente bambini, lontani dal peso delle difficoltà familiari e vivere un’esperienza spensierata di divertimento e condivisione.
Cinecittà World permette ai piccoli ospiti e alle loro mamme di trascorrere una giornata immersi nella magia del cinema, in un ambiente accogliente e sicuro, dove le parole d’ordine sono solo: sorridere, divertirsi e sognare.
“Cinecittà World è da sempre attenta e vicina alle famiglie, con uno sguardo speciale verso i più piccoli, che hanno ancora più diritto a un’infanzia felice – spiega David Tommaso, direttore generale del Parco – Con questo gesto vogliamo offrire un contributo verso il recupero della normalità e aiutarli a credere in un mondo migliore”.
“Questa iniziativa dimostra che, quando istituzioni e volontariato lavorano insieme è possibile costruire occasioni concrete di inclusione e speranza – dichiara Emanuela Droghei, consigliera regionale del Lazio, aggiungendo che – Ogni bambino ha diritto a vivere un giorno di felicità. E, soprattutto, ha diritto a non sentirsi mai definito dalla condizione del proprio genitore”.
La magia di un parco divertimenti rappresenta uno strumento di inclusione sociale e Cinecittà World, in collaborazione con la Regione Lazio e Un giorno Nuovo APS, conferma così il proprio impegno concreto a favore delle fasce più vulnerabili, trasformando il divertimento in uno strumento di solidarietà e umanità per i bambini che meritano di vivere pienamente la propria infanzia.

Economia, Tiso(Accademia Iniziativa Comune): “Made in Italy forte e resiliente”

Economia, Tiso(Accademia Iniziativa Comune): “Made in Italy forte e resiliente”

“Un sistema produttivo che convince il mondo. L’Italia continua a mostrare una vitalità sorprendente sui mercati internazionali. Nonostante le difficoltà geopolitiche e globali, le imprese italiane esportano con continuità, sostenute dalla qualità, dall’innovazione e dalla capacità di adattarsi a un contesto in rapido cambiamento. Un po’ in tutti i settori, in particolare quelli tecnologici e manifatturieri che restano il cuore del Made in Italy. Macchinari, metalli, prodotti ad alto contenuto tecnico e il settore agroalimentare continuano a trainare la domanda internazionale. Stati Uniti, Svizzera e Cina – ma non solo – si confermano tra i partner più dinamici. È soprattutto fuori dall’Europa che il Made in Italy trova spazio, riconoscimento e crescita. Il trend dell’export italiano tuttavia non deve essere solamente un traguardo, ma configurarsi un punto di partenza. Il nostro paese infatti dimostra di avere la forza, la creatività e la capacità industriale per giocare un ruolo da protagonista nell’economia globale. Il mondo continua a scegliere il Made in Italy. E l’Italia continua a dimostrare di meritare quella scelta. Alle istituzioni competenti il compito di valorizzare, proteggere e incrementare questo trend economico, vero e proprio motore di sviluppo del Belpaese”.

Lo dichiara Carmela Tiso, portavoce nazionale di Accademia Iniziativa Comune e presidente della associazione Bandiera Bianca

Vertice Ankara, Confeuro: “Allargare dibattito Nato a sicurezza alimentare”

Vertice Ankara, Confeuro: “Allargare dibattito Nato a sicurezza alimentare”

In occasione del vertice dell’Alleanza Atlantica, in programma ad Ankara il 7 e l’8 luglio 2026, Confeuro auspica che il concetto di sicurezza venga ulteriormente ampliato, includendo tra le priorità strategiche anche la sicurezza alimentare. “Il summit rappresenta un appuntamento di grande rilevanza geopolitica ed economica, nel quale si discuterà delle principali sfide che interessano la stabilità internazionale. Oggi, fortunatamente, la definizione di sicurezza si estende ben oltre la sola dimensione militare, comprendendo ambiti fondamentali come l’energia, il cyberspazio e la resilienza delle infrastrutture critiche. Riteniamo che sia giunto il momento di riconoscere, con la stessa consapevolezza, anche il valore della sicurezza alimentare”, dichiara Andrea Tiso, presidente nazionale di Confeuro- Confederazione Agricoltori Europei. “La capacità di produrre cibo, tutelare i suoli e garantire l’autonomia agroalimentare costituisce un elemento strategico per la tenuta economica, sociale e politica delle nazioni. Un sistema agricolo forte e resiliente contribuisce infatti a ridurre le vulnerabilità dei Paesi, al pari delle reti energetiche e delle infrastrutture digitali. In un contesto internazionale sempre più instabile, il cibo non può essere considerato esclusivamente una risorsa economica: troppo spesso è diventato strumento di pressione geopolitica e motivo di tensioni e conflitti. Per questo – conclude Tiso – ci auguriamo che dal vertice di Ankara emerga una visione più ampia e lungimirante del concetto di sicurezza, capace di riconoscere nella sicurezza alimentare un pilastro fondamentale per la pace, la stabilità e lo sviluppo sostenibile delle comunità europee e mondiali. Investire nell’agricoltura significa investire nella sicurezza del futuro”.